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19 dicembre 2011

La bibbia della psichiatria trasforma il dolore in malattia

E’ stato definito come un “pericoloso esperimento pubblico” che potrebbe trasformare la normale esperienza umana in un’epidemia di malattia mentale, in cui persone sane vengono sottoposte senza necessità a cure psicofarmacologiche.

Il metro di diagnosi dei disturbi mentali cambierà in maniera radicale, e ciò che prima era considerato un capriccio infantile potrebbe essere riclassificato come “disturbo distruttivo da regolazione dell’umore”. Se una vedova rimane triste per più di un giorno, potrebbe beccarsi una diagnosi di “disturbo depressivo rilevante”. Se, in una battaglia legale per la custodia dei figli, una madre tentasse di mettere i figli contro il padre, potrebbe ammalarli di “disturbo da alienazione genitoriale”.

Queste sono alcune delle nuove malattie proposte per la quinta edizione della bibbia psichiatrica, il Manuale Diagnostico e Statistico (DSM-5) che verrà finalizzata l’anno prossimo.

Alcuni dottori in Australia sostengono che questa revisione – usata ovunque per la diagnosi di disturbi mentali – trasforma la tristezza in patologia. Ma non sono soli: l’Associazione Americana dei Consulenti (Psicologici), l’Associazione Americana di Psicologia e l’Associazione Psicologica Britannica e molte altre hanno richiesto la revisione di questa quinta edizione, sostenendo che è così omnicomprensiva da etichettare milioni di persone sane come malati mentali.

“Ridurre ogni pezzettino di tristezza a una diagnosi medica rappresenta una visione molto ristretta e limitata dell’esperienza umana” dice Jon Joreidini, professore di psichiatria all’Università di Adelaide, aggiungendo che questi cambiamenti porteranno a un aumento di prescrizioni.

Gli autori ribattono che la “disinformazione” che circola sul manuale (prodotto dall’Associazione Americana di Psichiatria sin dal 1951) crea delle inutili preoccupazioni, e assicurano che ogni aggiunta rispetto all’edizione attuale (la quattro) sarà basata su forti prove scientifiche, sostenendo che il prescrivere una pillola per aiutare una persona a superare un momento di tristezza non significa classificare quella tristezza come malattia.

Questa diversità di vedute ne riflette una di più ampia portata, sull’aumento indiscriminato del consumo di antidepressivi, stimolanti e antipsicotici – farmaci dagli effetti collaterali devastanti – a svantaggio delle terapie basate sul dialogo tra terapeuta e paziente. Si ritiene che l’aumento di prescrizioni di stimolanti ai bambini sia dovuto all’inclusione dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) nella precedente versione del DSM.

Con la nuova edizione si avrà anche un abbassamento della soglia per alcuni disturbi già esistenti, e anche questo fatto porterà a un aumento di prescrizioni psicofarmacologiche. Per esempio, con la nuova edizione la diagnosi di ADHD richiederà sei criteri su tredici, da paragonare ai sei criteri su nove previsti dall’edizione attuale. “Ci sono oltre 6.000 bambini in cura con stimolanti per ADHD in Australia solo nel 2010” – dice il medico e parlamentare australiano Martin Whitely, e promotore di una campagna contro l’ADHD – “e un sacco di soldi sono stati spesi nel “vendere” la malattia.”Uno dei più aspri critici della nuova versione è proprio colui che sviluppò l’edizione precedente, lo psichiatra americano Allen Frances. In un’intervista al Sunday Age, il dr. Frances spiega come proprio l’insistenza degli autori nel definire la nuova versione “un documento vivo” lo rende pericoloso in quanto si tratta di “sperimentare con la sanità mentale del pubblico”.

“Il DSM – spiega il dr. Frances – viene usato in questioni di vita o morte, e non dovrebbe includere una lista di ipotesi. La peggiore conseguenza di questa nuova edizione sarà l’aumento di prescrizioni a persone sane, ma un rischio da non trascurare sarà anche l’opposto: la psichiatria verrà così discreditata da questo folle manuale, che molta gente veramente bisognosa si rifiuterà di farsi curare.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per far luce sul Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali o DSM ha realizzato un documentario che ne mette in luce le fondamenta.

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