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27 dicembre 2011

L’Architettura e la Smorfia

Si sa i napoletani sono un popolo di superstiziosi e il tradizionale gioco della tombola in questo periodo è un istituzione.
Lo sanno benissimo i ragazzi dei collettivi di via Monteoliveto 3, i quali quest’anno, in occasione dell’ormai tradizionale iniziativa La Smorfia, hanno pensato di sfruttare i suoi numeri per “mostrare” e parlare dei rischi sul lavoro.

Difatti, per la sesta edizione dell’iniziativa La Smorfia i collettivi Terzo piano autogestito e Break Out, fucina creativa della Facoltà di Architettura di Napoli, hanno scelto il tema del lavoro, tentando di strappare al visitatore curioso un sorriso amaro.

Lavoro, inteso come categoria essenziale del genere umano, dalle mille sfaccettature e dalle atrettanti contraddizioni.

L’iniziativa è totalmente autofinanziata ed autorganizzata dai collettivi, i quali hanno analizzato le citazioni di Karl Marx proprio come de fossero dei fatti di cronaca. Il lavoro e la sua negazione, le riflessioni sui suoi differenti significati non solo individuali, bensì sociali, quindi il lavoro come rapporto sociale che questi ragazzi hanno cercato di immortalare con i loro obiettivi.

Allegoricamente, giocando con i numeri della smorfia, i fotografi hanno soffermato i loro sguardi su situazioni molto difficili, quali le morti bianche, la disoccupazione, il lavoro artigianale, la previdenza passando poi per la speculazione finanziaria, l’elemosina, il business dei rifiuti e gli scioperi.

Ogni anno i due collettivi affrontano temi di grande attualità sociale, nello specifico si propongono di perseguire, con l’aiuto dell’ironia, un obiettivo critico. Quest’anno hanno optato per il tema del lavoro, grande piaga sociale, soprattutto in una città molto problematica come Napoli.

Caschi anti-infortunistici a forma di caciocavalli stagionati, gru scavatrici come strumenti per il parto, sportelli bancari come assetati padroni di casa, bolle di sapone per rappresentare sogni provvisori e poi anime in pena all’Inps e barboni alla ricerca di cibo, questo ed altro si potrà visitare fino al 20 gennaio.
Inoltre, nello stesso periodo, nel cortile della sede universitaria di via Forno Vecchio 36, verranno esposte una selezione delle cinque precedenti edizioni.

Teresa Sacco

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