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17 dicembre 2011

Solidarietà che fa bene al cervello

Fare del bene ed aiutare chi ne ha bisogno è un atto di amore verso gli altri, ma anche verso noi stessi.

Lo afferma una recente scoperta dell’Università della California, pubblicata sulla rivista scientifica Psychosomatic Medicine, che dimostra come la solidarietà apporti benefici al cervello di chi fa del bene.

Sembrerebbe, infatti, che aiutare i più bisognosi riduca l’attività dell’amigdala, cioè quell’area del cervello collegata allo stress ed alle emozioni. Al contrario, le azioni solidali aumentano l’attività dell’area dello striato ventrale e dell’area settale, cioè le due zone collegate alla socializzazione ed al comportamento materno.

Lo studio è stato svolto da alcuni psicologi di Los Angeles, i quali hanno “messo alla prova” alcune coppie di fidanzati attraverso un esperimento particolare: l’uomo riceveva delle leggere scosse elettriche, mentre la donna assisteva alla scena, consapevole di poter porre fine allo spiacevole stimolo solo premendo un pulsante.

Monitorando il cervello delle donne, i ricercatori hanno notato che, appena esse interrompevano le scosse, contemporaneamente si attivavano due aree del cervello, appunto quella striatale e quella settale, mentre l’attività dell’amigdala diminuiva.

Il parere degli studiosi dunque è chiaro: coloro che aiutano chi ne ha bisogno, che siano essi medici, infermieri o volontari, fanno del bene anche a se stessi.

Ecco un motivo in più per essere solidali e regalare un sorriso a chi è meno fortunato di noi.

Bianca Crivelli

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