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19 dicembre 2011

Statuto dell’Ateneo, tutto da rifare

La bozza del nuovo Statuto dell’Università del Salento tornata ancora una volta indietro dagli uffici romani. Una decina in tutto le modifiche richieste al documento che ridisegna l’assetto dell’Ateneo salentino, che dovrà conformarsi alla legge Gelmini; quindi ora gli organi accademici – Cda e Senato – dovranno deliberare ancora una volta per avallare o meno le nuove modifiche.Il Miur sottolinea l’illegittimità del riconoscere alle Facoltà alcune funzioni che la legge assegna ai dipartimenti; la limitazione delle libertà introdotta con la previsione dell’incompatibilità per alcuni membri del Consiglio di amministrazione; la complessità del funzionamento del Collegio di disciplina; l’inopportunità di istituire la figura del coordinatore amministrativo che non è prevista dall’ordinamento; In particolare – fanno notare – con il rilievo relativo all’ar ticolo 43, con cui il Miur ritiene contrario alla legge 240 del 2010 l’aver previsto l’attivazione presso le facoltà dei corsi di studio anziché presso i dipartimenti, viene a saltare tutto l’impianto dell’organizzazione della didattica stabilito dal nuovo Statuto: come da più parti sostenuto anche nell’Ateneo, infatti, il Miur ridimensiona la funzione delle facoltà che devono essere semplici organi di coordinamento e di razionalizzazione delle attività didattiche».

Per i sindacati, ci sarebbe stato tutto il tempo per migliorare la bozza ed arrivare ad un documento condiviso con la proroga concessa dal Miur fino al 30 ottobre. Invece, sostengono, «con la minaccia del commissariamento si è praticamente ingessato il confronto ed è stata blindata la bozza di Statuto voluta solamente da qualcuno». Le accuse, ovviamente, sono tutte implicitamente rivolte al rettore Domenico Laforgia. «Con la nota del 10 ottobre scorso – ricordano ancora le organizzazioni sindacali – il Miur aveva evidenziato i vizi procedurali da noi già segnalati ed ora con questa ulteriore nota, lo stesso Miur fa pervenire i propri rilievi sullo Statuto dell’Ateneo: non era vero, evidentemente, che la bozza sottoposta agli organi accademici fosse stata concordata con lo stesso Miur, com’è stato detto, e che, pertanto, avrebbe avuto il via libera tout court».
Secca e immediata la replica del rettore Laforgia: «Prendiamo atto del rammarico dei sindacalisti firmatari – fa sapere – e per ora possiamo dire che soltanto il tempo e la piena attuazione del nuovo Statuto potranno dire se la commissione dei 15 e gli organi collegiali hanno fatto un buon lavoro e operato per il miglioramento della struttura complessiva dell’Università del Salento. Tengo tuttavia a sottolineare – prosegue – che altri atenei italiani, come il Politecnico di Torino (allora guidato dall’at – tuale Ministro dell’Università), hanno respinto le osservazioni della Commissione romana e hanno approvato gli Statuti. Ribadisco ancora una volta che tutti i suggerimenti pervenuti alla Commissione, sia dai singoli che da gruppi, sono stati valutati, alcuni sono stati accolti, altri respinti perché irricevibili sul piano della legittimità o non solidali con il nuovo impianto gestionale che si è voluto dare alla nostra Università.

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