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9 dicembre 2011

Un progetto e una tecnologia made in Bari per riconoscere i terremoti

Un progetto e una tecnologia made in Bari per cercare di acquisire sempre maggiori dati e informazioni sui terremoti, con l’obiettivo di riuscire presto a prevederli in modo analitico e scientifico.

Lo studio, nato due anni fa grazie a due finanziamenti per un totale di 50mila euro stanziati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia e altri 20mila da privati, vede l’impegno del Dipartimento interateneo di Fisica dell’Ateneo barese supportata da apparecchiature fornite da industrie della provincia.

Il progetto ha previsto e prevede l’installazione in Europa e anche in parte dell’Asia di “precursori sismici”, macchinari in grado di effettuare rilevamenti utili per poter prevedere l’arrivo di un terremoto attraverso lo studio di disturbi nei segnali radio, interferenze che rappresenterebbero un segnale per l’arrivo di un terremoto.

A curare la ricerca, il professor Pier Francesco Biagi, ordinario nel corso di Scienze e tecnologie per la diagnostica e conservazione dei beni culturali e vicedirettore del Dipartimento interateneo di Fisica dell’Università di Bari, il quale da oltre quaranta anni è impegnato nel campo della sismologia con numerosi studi sui radon e sui disturbi dei segnali radio come rilevatori di possibili attività sismiche.

Gli apparecchi, che in passato avevano dimensioni tali da necessitare di intere stanze per il loro collocamento e che ora invece, hanno le dimensioni di comuni computer portatili a cui si collegano due antenne poste sul tetto, sono state installate sulle Murge, nei pressi dell’Aquila, in Romania, sul Mar Nero, in Turchia e in Portogallo.

Nel mese di gennaio si completerà l’installazione dei precursori sismici previsti dal progetto e verranno collocati all’estero presso Cipro, Creta e Malta e in Italia nelle Marche e nella provincia di Lucca tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco Emiliano, nella Garfagnana.

Rendendo più “affidabili” le apparecchiature, ancora “influenzate” da inquinamento elettromagnetico e dalle vibrazioni prodotte dalle automobili e da grandi spostamenti di persone (come stadi, concerti e manifestazioni) e le tecniche utilizzate, si spera che questo progetto italiano possa fornire importanti risposte alla drammaticità dei terremoti, aiutando a definire tempi e luoghi che potrebbero essere colpiti.

Davide Ronza

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