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15 dicembre 2011

Un sonno di qualità

Da una collaborazione tra Università italiane e canadesi sono emersi risultati di grande interesse, che prefigurano per la melatonina un ruolo cruciale nel controllo del sonno profondo.

Nell’ambito di queste ricerche è stato sviluppato un composto, denominato UCM765, che attiva selettivamente il recettore MT2 della melatonina, con benefici effetti sulla qualità del sonno in animali da esperimento.

Questi promettenti risultati, pubblicati nel Journal of Neuroscience, aprono incoraggianti prospettive per lo sviluppo di una nuova classe di farmaci contro l’insonnia, una condizione che affligge l’11-16% della popolazione mondiale.

La estesa collaborazione, che ha coinvolto gruppi di ricerca delle Università di Urbino, Parma, Milano, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, e delle due Università canadesi McGill e Université de Montréal, è partita dal lavoro svolto dai chimici farmaceutici di Parma (Marco Mor, Silvia Rivara) ed Urbino (Giorgio Tarzia, Gilberto Spadoni, Annalida Bedini) con i farmacologi di Milano (Franco Fraschini) e Pisa (Debora Angeloni), che negli ultimi anni hanno sviluppato una nuova classe di composti in grado di agire selettivamente sui recettori MT2, e non sui recettori MT1 della melatonina.

Grazie a questo lavoro, anche le proprietà chimiche e tossicologiche di questi composti sono state ottimizzate per un possibile impiego come futuri farmaci. Utilizzando uno di questi composti, il team di farmacologi guidato dalla Dott.ssa Gabriella Gobbi della McGill University ha scoperto che l’attivazione selettiva di questi recettori promuove l’insorgenza del cosiddetto sonno profondo.

Il sonno profondo non solo ha un’azione ristorativa e facilita il consolidamento della memoria, ma presenta anche un ventaglio di effetti benefici sulla salute, come l’aumento del metabolismo e l’abbassamento della pressione.

I principali farmaci oggi disponibili per la cura dell’insonnia, quali le benzodiazepine, non favoriscono il sonno profondo e possono portare a dipendenza ed effetti collaterali, quali la sonnolenza diurna.

Da oltre dieci anni i gruppi coinvolti nella ricerca hanno focalizzato la loro attenzione sulla melatonina e sui suoi effetti a livello del sistema nervoso centrale.

Questo ormone, prodotto dalla ghiandola pineale nel cervello durante i periodi di assenza di luce, è responsabile della regolazione dei ritmi circadiani ed esercita numerose azioni nell’organismo, con benefiche ricadute sul sonno, sulla depressione e sull’ansia. D’altra parte, pur se priva degli effetti collaterali delle benzodiazepine, la melatonina stessa ha una limitata efficacia come farmaco ipnotico, soprattutto a causa della sua rapida inattivazione metabolica.

Le ricerche pubblicate sul Journal of Neuroscience mostrano che i due sottotipi di recettori su cui la melatonina agisce, denominati MT1 e MT2, hanno effetti opposti nella regolazione del sonno, con i primi che agiscono sul sonno REM, mentre i secondi favoriscono il sonno non-REM, un tipo di sonno profondo e ristoratore.

Pertanto, composti che agiscano selettivamente sui recettori MT2 possono avere una maggiore efficacia e favorire un’architettura del sonno più fisiologica. Infatti, il composto UCM765, selettivo per i recettori MT2, ha mostrato un aumento delle fasi di sonno non-REM in ratti e topi, agendo sulla formazione reticolare del talamo, una regione del cervello che regola il sonno profondo.

Al contrario dei farmaci tradizionali usati per la cura dell’insonnia, questo composto porta ad un aumento del sonno profondo senza distorcere l’architettura del sonno stesso, una condizione indispensabile per un riposo di migliore qualità.

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