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12 gennaio 2012

Fuga dei cervelli dalla Lucania…eppure qualcuno sceglie di restare

Durante questo inizio d’anno, periodo di ritorno in “sede” per i numerosissimi studenti che studiano fuori dalla propria regione d’appartenenza, abbiamo l’occasione di riflettere sul rapporto iscritti universitari/residenti e sui dati relativi alla cosiddetta fuga dei cervelli. I dati generali del nostro sud, sono tutt’altro che confortanti.

Prendiamo per esempio una piccola regione come la Basilicata ed il suo Ateneo in cui, ad un alto livello generale (dati Censis 2011 classificano l’Università di Basilicata al terzo posto tra le piccole università per la qualità didattica e dei servizi) si associa un altissimo numero di studenti che scelgono di andare via per i propri studi.

La percentuale di studenti universitari che restano in regione è del 28,2 % su un totale di 26.849 iscritti.

Questo vuol dire che il restante 71,8% (cioè 19.233 iscritti) contribuiscono ad arricchire notevolmente la ricchezza delle regioni e degli Atenei ospitanti. Un travaso di risorse che si attesta intorno ai 200.000 euro annui (dati elaborati da fonte Istat con una spesa media di 800 euro mensili pro capite).

Una cifra decisamente elevata se consideriamo che nella ragione Basilicata il numero di migranti annui aumenta sempre di più: 2000 unità l’anno su un totale di 586.690 abitanti!

Insomma l’emigrazione interna cresce sempre di più mentre gli iscritti in regione diminuiscono in maniera direttamente proporzionale.

Le conseguenze sono disastrose non solo da un punto di vista economico:
ad una minore eterogeneità tra la popolazione che irrimediabilmente invecchia, si associa una decrescita sociale costante, uno spopolamento inquietante e un abbandono di quasi tutte le attività produttive tradizionali.

E’ vero che non tutti i corsi universitari sono presenti nelle sedi di Potenza e Matera, ma tanti sforzi sono stati fatti negli ultimi anni con l’apertura di nuove Facoltà o Corsi, come, per esempio, Farmacia ed Economia, che si sono associati ai ricco polo scientifico e a quello umanistico già presenti.

Eppure, tra lo sconforto generale, qualcuno sceglie di ritornare a casa per giocare sul proprio territorio la carta della cultura e della preparazione. Vi è’ un sottotesto davvero ricco e insperato che fuoriesce agli occhi di chi non si limita solo alla superficialità. Tra le decine di realtà che potremmo citare ci vengono in mente, per attenerci al solo campo cinematografico, la presenza dei Cineclub di Rionero e Barile, la Cineteca Lucana (una delle più grandi d’Europa!), le esperienze internazionali del Potenza Film Festival e del Lucania Film Festival, la creazione di una Associazione di settore come la Rete per il Cinema ecc. ecc.

Non tutto quindi è male, continuano a nascere Cooperative sociali, Associazioni. L’unica speranza è che questo sforzo quasi utopistico dei pochi che, con la loro preparazione, scelgono di restare, possa effettivamente portare ad un cambio di tendenza sociale, economica e culturale.

Chi sceglie di restare ha ancora qualche appiglio a cui affidarsi. Ma non è facile. Non con l’attuale situazione economico-sociale, non con la diffidenza verso il sistema amministrativo, non con l’indifferenza della maggior parte della popolazione atrofizzata e rassegnata.

Bisogna provarci. Affinchè vengano meno i soliti luoghi comuni ed il sud torni a splendere di luce propria come è capace di fare. Senza retorica.

Come diceva Franco Arminio:
” …dell’Italia mi piace più il sud, ma solo quando non si da arie che non sono sue, solo quando il sud pensa a se stesso e non si fa pensare da altri..”

E’ ora di iniziare a farlo.

Nicola Baccelliere

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