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27 gennaio 2012

Il malcontento della legge alla Sapienza

Si è svolta il 25 gennaio un’inaspettata protesta di un centinaio di studenti della Facoltà di Giurisprudenza presso l’università La Sapienza di Roma e, tanto per cambiare, indovinate per quale ragione? Beh, una delle più classiche che da anni attanaglia la prima università capitolina: il problema della logistica.

Il tutto è avvenuto proprio durante lo svolgimento del Cda accademico, ritenuto dagli studenti il momento migliore per farsi sentire e forse anche l’unico per, quantomeno, esser certi che il clamore potesse pervenire alle giuste orecchie, troppo spesso “da mercante”, dei grandi capi.

La situazione era già tesa nei giorni precedenti, quando una lezione era saltata per il sovraffollamento e il rettore Luigi Frati aveva promesso nuovi spazi; da qui risulta chiaro e conciso il messaggio che parte dal coro dei ragazzi: «Denunciamo ancora una volta, le condizioni indegne nelle quali si svolgono le lezioni nella facoltà.

Si è manifestato contro le solite “promesse da marinaio”, che ormai hanno saturato l’indice di pazienza di un ben comunque “allenato” studente che si reca alla Sapienza. Sono anni che si va avanti così, tra aule stracolme, lezioni in contemporanea impossibili da frequentare perchè dislocate nelle varie sedi di Economia e scalo di San Lorenzo e fantomatiche nuove strutture pronte ad accogliere i “poveri bisognosi” di cultura.

La facoltà vive poi sotto il peso dei lavori nelle sue 4 aule più grandi, vige il blocco del turn over e la conseguente mancata assunzione di ricercatori e professori associati rende ancor più apatica la frequenza, soprattutto per i pendolari che, già per seguire lezioni con orari poco consoni a ripetuti spostamenti, devono presentarsi 6 giorni su 7.

Si spera che questo sit-in non rimanga l’ennesimo cumulo di polvere nelle macerie ormai sgretolate in cui vegeta l’ambiente universitario romano.

Alessandro Gabrielli

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