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3 gennaio 2012

L’aspetto economico della gestione Parte III

d) il reddito d’esercizio

Al fine di determinare il risultato economico (utile o perdita) con maggiore frequenza, l’intera vita dell’impresa viene suddivisa in periodi più brevi, di solito della durata di un anno solare, detti periodi amministrativi o anche esercizi.

La suddivisione è ovviamente soltanto ideale, dato che nella realtà la gestione è continua : le operazioni di gestione avvengono senza interruzione, i cicli aziendali sono costantemente in azione. Però l’imprenditore ha la necessità di conoscere periodicamente l’andamento della ge-stione, cioè il risultato economico, senza per questo dover fermare concretamente l’attività del-l’azienda.

Dato che il reddito è in continua formazione, per determinare il risultato economico relativo ad un singolo esercizio è necessario ripartire i costi ed i ricavi che derivano dalle operazioni di ge-stione in due categorie principali, secondo il principio della competenza economica :

* costi e ricavi di competenza dell’esercizio
* costi e ricavi non di competenza dell’esercizio

La competenza economica di un costo o di un ricavo indica la partecipazione di quel costo o di quel ricavo alla formazione del reddito attribuibile ad un dato esercizio.

Per esempio, se l’imprenditore acquista in contanti un macchinario che utilizzerà nei processi produttivi per otto anni, pur sostenendo in questo esercizio il costo e la relativa uscita finan-ziaria, appare evidente come non l’intero costo sia di competenza dell’esercizio stesso, ma solo una quota, detta quota di ammortamento, che sarà pari all’ottava parte del valore di acquisto.

Infatti, dato che il macchinario partecipa alla gestione per otto anni, il suo costo andrà appunto ripartito per otto esercizi, incidendo quindi su ciascun esercizio (e sul risultato economico) per un ottavo.

Oppure, se l’imprenditore paga in via anticipata l’affitto del locale per i mesi di novembre, di-cembre e gennaio, versando euro 300, è chiaro che , anche se l’uscita finanziaria si è manifestata completamente nel primo esercizio, economicamente soltanto la quota di costo relativa ai primi due mesi (pari a euro 200) è di competenza del primo esercizio, mentre la restante quota di euro 100 relativa al mese di gennaio è un costo di competenza del secondo esercizio.

Invece, se l’imprenditore acquista delle merci (costo) e le rivende (ricavo) nel corso del mede-simo esercizio, sia il costo di acquisto che il ricavo di vendita possono essere considerati di competenza di quell’esercizio.

Per stabilire la competenza economica di un costo o di un ricavo non ha quindi importanza la manifestazione finanziaria (uscita od entrata), ma la possibilità di attribuirne sul piano logico-economico la “partecipazione” ad un esercizio o ad un altro.

Il reddito d’esercizio è dunque il reddito economicamente attribuibile ad un determinato eser-cizio, ottenuto dalla differenza fra i ricavi di competenza ed i costi di competenza di quel dato esercizio.

Non quindi la differenza fra tutti i ricavi e tutti i costi che si sono manifestati finanziariamente in quel dato esercizio, ma solo fra quelli di competenza.

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