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13 gennaio 2012

L’emorragia degli studenti da Scienze della Comunicazione

Nel cuore delle crisi e dei tagli che hanno colpito negli ultimi tempi l’Istruzione Pubblica, c’è anche la Facoltà di Lettere e Filosofia del piccolo ateneo lucano. È stato appunto chiuso il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione e già dall’anno scorso non era più possibile iscriversi, da quest’anno nemmeno alla Specialistica.

L’Università lucana segue la scelta di Taranto e La Sapienza di Roma. Come mai questa chiusura? Costava troppo si dice. Gli iscritti c’erano, ma non abbastanza per coprire i costi sostenuti.

In effetti si è passati dal 2001, primo anno di istituzione del Corso di Laurea, con 200 iscritti circa e l’obbligo del test preselettivo, al 2009 con la possibilità di iscriversi senza la necessità di fare il test di accesso, perché non si raggiungeva il numero minimo.

Una delle motivazioni di questo tramonto è stata la poca rispondenza con l’offerta lavorativa presente nel territorio o forse anche la troppa frammentarietà che non dà un risultato ben definito a chi si laurea.

Ma tra tanti ex studenti degli anni del boom, è difficile trovarne uno che non punti il dito contro chi ha voluto vivamente la costituzione del corso di Laurea, senza però preoccuparsi di offrire ai dottori di SDC una mera possibilità di inserimento lavorativo.

Oltre a questo stato di insoddisfazione nel quale vivono gli studenti in considerazione, si aggiunge un senso di sfiducia e rabbia nei confronti di chi denigra il loro operato e il loro titolo, definendoli tuttologi.

I laureati e i laureandi di SDC avevano ed hanno un sogno, quello di “comunicare”; inteso in tutte le sfaccettature dal giornalismo alla comunicazione d’impresa; e le istituzioni e le università stesse hanno il dovere di offrire loro la possibilità di farlo.

Veronica D’Andrea

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