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12 gennaio 2012

Ma che freddo fa…

Uno studente fuori sede deve affrontare spesso e volentieri molteplici difficoltà: lontananza dalla famiglia, il trovarsi catapultati in un ambiente nuovo, problematiche di tipo economico, ecc. Le case dello studente nascono in teoria per annullare alcune di questi problemi: in primis, è il modo in cui gli atenei forniscono a studenti bisognosi un alloggio nella città in cui si studia, gratis o comunque a costi contenuti.

L’Università della Calabria si vanta da sempre di fornire ai suoi studenti fuori sede un ottimo servizio residenziale, sia a livello quantitativo che qualitativo. E in effetti fino a qualche anno fa era così: il campus era il fiore all’occhiello dell’ateneo cosentino.

E ora? Sono tanti i disservizi lamentati dagli studenti alloggiati in alcuni quartieri residenziali. E possiamo anche fornire un esempio concreto.

Il quartiere Pranno. Situato fuori dalla cittadella universitaria (per la precisione a Commenda di Rende), come altri cinque palazzi residenziali, offre una situazione abitativa spesso ai limiti dell’umano.

Proprio in questi primi giorni di ritorno dalle vacanze natalizie i circa 30-40 studenti che risiedono in questo palazzo hanno dovuto fare i conti con l’assenza di riscaldamenti e acqua calda: a gennaio, ovvero in pieno inverno e in una città dove in questo periodo dell’anno la temperatura media si assesta sui 5-6°C, non è il massimo trovarsi con l’appartamento che presenta un clima quasi glaciale ed essere privi di acqua calda.

Sono almeno due anni che il Pranno presenta questo problema. Ovviamente gli studenti che sono alloggiati lì hanno sempre fatto presente il disservizio al Centro Residenziale dell’Unical, il quale ogni volta provvede a mandare i suoi tecnici (raramente il giorno stesso in cui ha cominciato a manifestarsi il guasto, molto più spesso dopo 3-4 giorni): tecnici che risolvono si il problema, ma mai in maniera definitiva, tanto che il malfunzionamento della caldaia da cui dipende il riscaldamento dell’edificio e dell’acqua riprende ciclicamente (nei casi più fortunati appena qualche settimana dopo il precedente intervento di manutenzione).

Ovviamente gli abitanti di questo quartiere residenziale tentano di combattere il freddo e di trovare modi alternativi di disporre di acqua calda, dotandosi di stufette alogene e riscaldando l’acqua in pentole poste sopra le piastre elettriche in dotazione nelle cucine di ogni appartamento. Risultato? Il contatore della corrente elettrica che interrompe la fornitura di elettricità perchè il consumo supera quello consentito e il custode di suddetto palazzo che rimprovera gli studenti e li minaccia di provvedimenti disciplinari.

I ragazzi alloggiati in uno degli appartamenti del Pranno a questo punto si pongono diverse domande.

Perchè non è possibile risolvere il problema definitivamente?

Gli studenti alloggiati (tra i quali sono presenti sia vincitori di borsa di studio esentati dal pagamento dell’affitto ma anche idonei alla borsa non beneficiari che devono invece corrispondere un canone mensile la cui cifra varia tra i 60 e i 119 euro) meritano forse di usufruire di un alloggio che versa in tali condizioni?

Eventuali malanni dello studente che lo priveranno di diversi giorni di lezioni e studio a chi saranno da “addebitare”? Al Centro Residenziale che non mostra particolare attenzione al problema o allo studente che ha la “colpa” di usufruire di tale servizio?

Ogni risposta sarà, ovviamente, ben gradita.

Alberto De Luca

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