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7 gennaio 2012

Toy University

C’era una volta in un regno molto lontano – che poi così lontano non è – un museo del giocattolo. Adulti e bambini accorrevano da ogni parte per osservare la più grande collezione di giocattoli di tutti i tempi.

Signore e signori, bambine e bambini, questa non è una favola. È vero, il regno è quello di Napoli e il “c’era una volta” è un “c’è proprio adesso”, ma il museo del giocattolo è una realtà che tutti i venerdì – dalle 9 alle 18 – potete visitare proprio tutti.

Il “Museo del giocattolo” è stato infatti inaugurato il 21 dicembre 2011 nell’area museale dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa. Ventotto vetrine per 850 giocattoli fanno un percorso dedicato ai bambini che vogliono scoprire com’è che si giocava prima della playstation e per gli adulti che, con una giusta dose di malinconia, si immergono nel proprio passato. Bambole, giostre, trenini, giochi da tavolo e marionette ripercorrono la storia del balocco e della nostra infanzia.

L’idea è stata voluta, fortissimamente voluta, da chi queste meraviglie di giocattoli le ha effettivamente offerte: Vincenzo Capuano, docente di storia del giocattolo alla facoltà di Scienze della Formazione, è il burattinaio della situazione. Padrone di una delle più grandi collezioni di giocattoli dell’intero reame, ha prestato al museo i suoi tesori per un’iniziativa che si è rivelata vincente. Il museo ha riscosso immediatamente il favore del pubblico che, ammaliato dalla magia di questo mondo inanimato, commenta entusiasta.

Il racconto del passato attraverso i suoi giocattoli diventa, come dichiara lo stesso Capuano, la storia della didattica stessa. Se il giocattolo rappresenta il primo rapporto del bambino con la realtà, la mostra chiarisce come questo rapporto sia cambiato nel corso del tempo. Dai primi trenini di legno si passa alle Barbie, per poi arrivare al tecnologico Ipad che all’interno del museo stesso permette ai giovani visitatori di interagire con i pezzi da collezione.

La mostra è dedicata ai bambini e a uno in particolare: Ernst Lossa, il bambino zingaro vittima delle sperimentazioni naziste. Morto a 14 anni in un campo di sterminio, fu vittima degli orrori della Casa di cura di Kaufbeuren e diventa qui, in questo museo, il simbolo di tutti quei bambini a cui l’infanzia è stata negata. Diventa il simbolo di tutti quei giocattoli che invece a noi l’infanzia ce l’hanno regalata.

Dietro al sorriso si nasconde quindi qualcosa che va al di là del semplice divertimento, dell’inanimato balocco. Il museo del giocattolo non è l’elogio della futilità o della leggerezza, ma l’esaltazione dell’infanzia, troppo spesso rubata. È un percorso che tra sorrisi malinconici e ricordi affiorati vuole segnare la rivendicazione di chi, come Ernst Lossa, bambino non lo è mai potuto essere.

Simona Pirro

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