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13 gennaio 2012

Trovato il modo per misurare la coscienza in pazienti cerebrolesi

Uno studio condotto dall’equipe di Marcello Massimini, appartenente al Dipartimento di Scienze cliniche “Luigi Sacco” dell’Università di Milano, ed in collaborazione con il Coma Science Group di Liegi, ha dimostrato come sia possibile- attraverso la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e l’elettroencefalogramma (EEG) – il livello di coscienza dei pazienti cerebrolesi.

La TMS/EEG – afferma Mario Rosanova, artefice dello studio- permette di misurare direttamente e in maniera non invasiva la comunicazione interna al cervello, una condizione che per le neuroscienze teoriche è necessaria affinché la coscienza possa emergere. Infatti studi precedenti hanno dimostrato che l’approccio basato sulla TMS/EEG permette di distinguere gli stati in cui la coscienza è presente (veglia attenta, sogno) e quelli in cui la coscienza è ridotta o assente (sonno, anestesia)”.

La grande innovazione è proprio la scoperta che il cervello nonostante non riesca ad interagire con il mondo circostante, mantiene una comunicazione interna attiva. Ciò rende, comprensibilmente, inutili ed obsoleti quei passaggi manuali che fino ad oggi servivano a determinare lo stato di coscienza del paziente.

La nuova metodologia permetterà così una distinzione sostanziale tra i pazienti in stato vegetativo (VS) e i pazienti che mostrano un recupero del livello minimo di coscienza (MCS).

I risultati di questo lavoro – valuta Marcello Massimini, coordinatore dello studio – suggeriscono che ‘interrogando’ direttamente il cervello con la stimolazione magnetica transcranica (TMS) per stimare la sua capacità di dialogo interno (con l’EEG), si possono monitorare in maniera efficace i correlati neuronali del recupero di coscienza nei pazienti gravemente cerebrolesi e incapaci di comunicare”.

La netta distinzione, data dalla combinazione fra TMS e EEG, ha mostrato come nei pazienti in stato vegetativo (nonostante apparissero svegli con gli occhi aperti) non vi sia comunicazione tra aree corticali, cosa che invece avviene nel pazienti MCS con minimi segni di coscienza. Questo a dimostrare, appunto, come a parità di condizione apparente (mancata percezione di stimoli esterni), i risultati nello specifico siano nettamente differenti.

Lo studio è stato pubblicato sull’importante rivista scientifica Brain.

Irene Cassaniti

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