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22 febbraio 2012

Autismo: diagnosi nei primi 6 mesi di vita

L’autismo infantile resta ancora oggi un disturbo diffuso in tanti bambini, una manifestazione in cui le “zone d’ombra”, superano purtroppo le scoperte effettuate dai ricercatori.

Un recente studio condotto dall’ University of North Carolina, Chapel Hill, sulle varie   tecniche di “imaging cerebrale”, ha portato a scoprire l’esistenza di notevoli differenze nello sviluppo del cervello dei bambini considerati “a rischio”.

Secondo questa ricerca finanziata dal National Institutes of Health, l’autismo si sviluppa nel tempo durante l’infanzia. I ricercatori sono quindi convinti che trovando gli strumenti per riconoscere in tempo i “sintomi”, sarebbe poi possibile tentare di interrompere lo stadio autistico dei bambini colpiti attraverso un intervento ad hoc.

Gli strumenti utili alla “prevenzione”, secondo questa ricerca americana, sono dati dal “brain imaging” che potrebbe individuare i bambini di età inferiore ai 6 mesi più a rischio.

Il brain imaging misura la densità di materia bianca, la parte del cervello che è ricca di fibre nervose e la quale costituisce le principali vie neurali che collegano le varie regioni del cervello.

In particolare, la tecnologia misura la diffusione di acqua attraverso le fibre nervose misurando la densità della mielina, la sostanza che isola le fibre che collegano una cellula nervosa all’altra.

I ricercatori, seguendo 92 bambini considerati a rischio autismo, hanno scoperto delle importanti differenze  in 12 dei 15 percorsi esaminati. I bambini che successivamente hanno sviluppato disturbi dello spettro autistico (30 per cento del gruppo), avevano manifestano nei primi 6 mesi di vita, elevate quantità di sostanza bianca, seguiti da cambiamenti più lenti nel tempo. I piccoli pazienti di 24 mesi, avevano misure inferiori rispetto ai bambini senza autismo.

Sull’ American Journal of Psychiatry, Jason J. Wolff, autore dello studio e ricercatore presso il CIDD (Carolina Institute for Developmental Disabilities), ha dichiarato che questa è una scoperta molto importante perché fa capire come l’autismo sia un fenomeno che coinvolge l’intero cervello del bambino.

Le nuove scoperte  rappresentano quindi un primo passo per lo sviluppo di un biomaker che  possa permettere di diagnosticare i sintomi dell’autismo già nei primi sei mesi di vita, permettendo di abbattere quel muro in cui sono costretti a vivere i bambini colpiti da autismo.

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