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22 Febbraio 2012

Bologna: dalla guerra di Libia alle cattedre dell’Alma Mater

Il riscatto di un popolo, in questo caso di un gruppo di profughi scampati alla guerra civile libica, passa anche attraverso le porte dell’istruzione. L’Alma Mater nella giornata di domani, 23 febbraio, concederà a un gruppo di ragazzi, ospiti della Croce Rossa e della Caritas fra la caserma ai Prati di Caprara o a Villa Aldini, l’opportunità di tenere una lezione sui diritti umani alla Facoltà di Scienze della Formazione Primaria.

L’iniziativa, da quanto si è appreso, è partita da un gruppo di studentesse che seguono il corso di Psicologia Sociale e che hanno ritenuto utile, ai fini del corso stesso, di poter ascoltare in prima persona le testimonianze di chi è fuggito dalle guerre scoppiate nel Nord Africa, di chi ha sempre considerato i diritti umani una pura utopia.

A far da tramite tra Università, studenti e profughi è intervenuta l’associazione 3 Febbraio, un gruppo che segue i destini dei migranti, che ha invitato alcuni ragazzi, ospitati nei centri d’accoglienza, a raccontare le loro condizioni di vita e cosa sperano per il futuro, al fine di arricchire la conoscenza degli studenti. Michele Giammario, dell’associazione 3 Febbraio, considera questa iniziativa una grande opportunità, per questi ragazzi, di far parlare un po’ di loro, visto che è da più di otto mesi che richiedono l’asilo politico, anche se a livello nazionale nulla ancora si è mosso, in quanto: “Si considera il paese d´origine dei richiedenti (Togo, Mali, Nigeria) – racconta Giammario – e non il fatto che lavoravano e vivevano in Libia e sono fuggiti dalla guerra”.

A tal proposito, si ripropone l’annoso problema dei centri d’accoglienza che, mai come in quest’ultimo periodo, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento delle associazioni a difesa dei diritti umani, che li considerano più delle carceri per migranti che centri in cui ospitare i profughi per poi deciderne le sorti.

Quella di domani, quindi, appare un’ottima opportunità per informarsi sulle reali condizioni di vita dei profughi, anche per chi, ancora oggi, li considera come persone da cacciare e rimandare nei loro paesi d’origine, non curanti del destino che li aspetta se mai fossero costretti a rimpatriare.

L’iniziativa delle studentesse bolognesi assume, quindi, un importante significato sociale: è un’occasione per i ragazzi dell’Unibo di entrare in contatto e di conoscere realtà totalmente diverse e di aprire la propria mente; è per i profughi un’opportunità per raccontare i disagi vissuti in una nazione sconvolta dalla guerra civile e di quelli che continuano a subire qui in Italia. È, infatti, notizia di questi giorni che nel centro di accoglienza Prati di Caprara è scoppiata una nuova lite tra due ospiti. Un sintomo, questo, delle precarie condizioni di vita cui sono soggette queste persone che, conclude Giammario, “non vedono ancora un futuro”.

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