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10 febbraio 2012

Endometriosi: una nuova ricerca per decidere quando intervenire

L’endometriosi è un problema che affligge un numero importante di pazienti in età fertile, si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che dal 30% al 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto a a questa malattia. In Italia le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni, in questi casi la terapia può essere affrontata in maniere diverse a seconda dei casi, dalle meno invasive a quelle chirurgiche.

Questa malattia, così comune tra le donne, è originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, e spesso si associa a un interessamento ovarico della patologia (endometrioma). L’endometriosi è spesso dolorosa (60% dei casi circa) fino ad essere invalidante, con sintomi molto caratteristici. Per tale motivo le ricerche mediche a riguardo si concentrano soprattutto su metodi di prevenzione e cura che non implichino una intervento drastico a carico dell’apparato riproduttivo femminile.

Uno studio dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma ha tentato di definire le caratteristiche delle cisti ovariche endometriosiche che necessitano di trattamenti chirurgici, e i con i relativi rischi per la paziente. La ricerca tenta di stabilire in quali casi non è necessario intervenire, al fine di preservare la fertilità della paziente.

Lo studio, coordinato dal professor <b>Maurizio Guido</b>, docente presso la Cattolica di Roma, è stato pubblicato sulla rivista specializzata ‘Fertility and Sterility’. La ricerca italiana punta a fornire un resoconto dettagliato delle tipologie di cisti che si possono asportare senza produrre problemi alla paziente e di quelle invece da evitare per scongiurare rischi per la fertilità, intervenendo quindi soltanto a livello farmacologico.

I ricercatori dell’Università Cattolica hanno scoperto che l’asportazione chirurgica delle cisti di piccole dimensioni provoca una perdita notevole di ovociti, compromettendo così la fertilità della donna; mentre nel caso di cisti di dimensioni maggiori, il fattore di vantaggio dell’intervento prevale sui rischi. A questo si aggiunge anche la scoperta di due diverse tipologie di capsule cistiche, quella fibroblastica e quella fibrocitica. Nel primo caso, il più frequente per le pazienti giovani, al di sotto dei 32 anni, la perdita di follicoli dopo l’intervento è maggiore.

Nell’articolo pubblicato dai ricercatori, il professor <b>Guidi</b> spiega che <em>«è emerso che, soprattutto nelle donne giovani, rimuovere le cisti endometriosiche di piccole dimensioni può causare un danno molto importante. La prassi abituale è stata quella di procedere alla rimozione chirurgica delle cisti; finora non era ancora chiaro quali potessero essere le conseguenze di questo intervento per la fertilità della paziente»</m>. 


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