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14 febbraio 2012

Fumare cura il Parkinson?

E’ ciò che emerge dalla ricerca italiana condotta dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca.

L’indagine è stata presentata a Washington, al Congresso mondiale della Society for Neuroscience.

“Questo è il primo studio a mostrare effetti sulla memoria nell’uomo da parte di questa sostanza, che possono trovare utili applicazioni nel trattamento, non solo del Parkinson, ma anche dell’Alzheimer”.

E’ quanto ha dichiarato Alberto Zani, ricercatore Ibfm-Cnr di Milano-Segrate che ha proseguito:

“…In particolare, sono stati osservati un gruppo di non-fumatori e uno di giovani fumatori (7-20 sigarette per die; concentrazione plasmatica minima di nicotina = 0,062 mg), bilanciati dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello culturale…”

Nella fase sperimentale, ha spiegato il ricercatore, entrambi i gruppi sono stati sottoposti all’esecuzione di più compiti. Questo ha permesso di esaminare i meccanismi di attenzione visuo spaziale, la portata della memoria lavoro (working memory) e la capacità di pianificazione, in funzione dei livelli plasmatici di nicotina.

In una di queste prove, ai partecipanti, è stato chiesto di mantenere fissità dello sguardo, prestando attenzione a stimoli presentati in punti diversi dello spazio visivo, previamente segnalati. I volontari sono stati chiamati, quindi, a rispondere, in seguito alla percezione dello stimolo, pigiando un tasto. In tal modo è stato possibile, sia analizzare i procedimenti cerebrali di orientamento selettivo dell’attenzione visuo-spaziale, sia valutare il tempo di reazione.

In un altro test, i membri di ciascun gruppo, sono stati costretti a contare a ritroso, partendo da grossi numeri e sottraendo tre cifre alla volta, ad esempio 17.898, 17.895, 17.892. Quest’operazione doveva essere svolta, durante l’esecuzione di una prova di attenzione spaziale. Ciò ha permesso di studiare la memoria di lavoro, che può essere definita come il ‘magazzino’ che accoglie provvisoriamente le informazioni appena apprese, per poi riadoperarle al bisogno.

Nel compito che, invece, riguardava l’analisi dell’abilità nella pianificazione, ciascun volontario è stato obbligato a fare una scelta motoria: doveva premere il più velocemente possibile un tasto, con l’indice o con il medio, in base agli stimoli diversi cui veniva sottoposto.

Durante l’esecuzione di ognuno dei test sopracitati, l’attività bioelettrica cerebrale, denominata Erp (Potenziali correlati ad eventi), è stata registrata mediante l’uso 128 sensori.“Questo ha consentito di monitorare il variare della funzionalità cerebrale in funzione dei compiti e della stimolazione visiva”, ha spiegato Alice Mado Proverbio.

I risultati della sperimentazione hanno rivelato che:

nel compito rivolto all’analisi dell’attenzione visuo-spaziale, non è stata registrata alcuna differenza tra fumatori e non fumatori, per quanto riguarda la velocità di risposta agli stimoli
nel doppio compito attentivo-mnemonico i fumatori, in media, sono stati 50 millisecondi più veloci, presentando meno omissioni di risposta
nella prova di programmazione e decisione motoria, invece, i consumatori di tabacco sono risultati essere più lenti di circa 100 millisecondi
nello studio condotto utilizzando la tecnica Loreta (Low resolution electromagnetic tomography), le immagini di risonanza magnetica tridimensionale hanno mostrato, il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero destro, nella capacità di gestire un ampliamento del carico di lavoro, e nell’espansione della memoria di lavoro, indotte dai livelli plasmatici di nicotina.
Zani, ha così commentato le evidenze ottenute :

“…I risultati mostrano che la nicotina, aumenta la capacità della ‘working memory’, limitando però alcuni processi della scelta del movimento nel cervello umano”… “… confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli animali, che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie motorie”..

”.. rappresentano un’importante evidenza sull’uomo che si accorda con gli studi di manipolazione genetica nell’animale secondo i quali topi knokout privi della sub-unità ƒÑ5 dei recettori nicotinici, densamente presenti nella corteccia prefrontale, manifestano un deficit attentivo-mnemonico in condizioni di carico di lavoro mentale, rispetto ai topi normali, nonostante il trattamento con nicotina….”

Dunque, non solo condanne per il tabacco, attenzione però, ciò non significa, che ne è legittimato l’uso sottoforma di fumo: molto probabilmente fumare espande la memoria, sicuramente nuoce gravemente alla salute.

Tuttavia, dallo studio risulta chiaro, che la nicotina, assunta sottoforma di preparazioni farmaceutiche, potrebbe trovare applicazioni terapeutiche importanti nelle sindromi caratterizzate da perdita di memoria, aprendo nuove speranze per il futuro dei malati, afflitti da tali invalidanti patologie.

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