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10 Febbraio 2012

“La badante di Bucarest”: presentazione del libro all’Università di Sassari

Questa volta, quello che mi colpisce, non è tanto la presentazione di un libro, in una normale giornata di lavoro all’Università di Sassari.

No niente di questo.

Quello che cattura la mia attenzione, e sulla quale spero che i lettori si possano trovare d’accordo, leggendo il romanzo, è dovuta al fatto che nel racconto si può tranquillamente trovare uno spaccato della vita quotidiana.

Gianni Caria,  sostituto procuratore presso il Tribunale di Sassari, nel suo romanzo “La badante di Bucarest” presentato oggi 10 febbraio, ha raccontato in maniera semplice e diretta, il fenomeno della migrazione attuata dai lavoratori per cercare migliori e stabili condizioni lavorative.

Ma c’è qualcosa che diverge dal normale.

Questa volta infatti, in questo romanzo, che rappresenta l’esordio per il dott Caria, viene raccontata la storia di una donna  romana di mezza età, che, sollevata dall incarico di insegnamente , per poter sbancare il lunario è far fronte alla disoccupazione che riguarda anche suo marito, è costretta a trasferirsi a Bucarest, alla “corte” di un vecchio signore da accudire.

La stranezza riguarda il fatto che, tra le righe di quest’opera, viene evidenziata la problematica del lavoro che riguarda anche popolazioni come la nostra (da sempre considerata ricca in tutti i suoi aspetti) che purtroppo in questo periodo di depressione economica è costretta a rimboccarsi le maniche per poter tirare avanti.

I cittadini, tutti i cittadini, ove ne ricorrano gli estremi, devo prendere in seria considerazione anche l’idea di spostarsi in altre nazioni, quindi lontane dagli affetti, per poter dare certezza economica alle persone del proprio nucleo familiare.

“La storia che ho deciso di raccontare” esordisce l’autore ” è frutto di immaginazione.

Non credo, anzi purtroppo sono certo, di aver raccontato qualcosa che non si possa verificare. 

Ho scelto come ipotetica protagonista una signora italiana che questa volta è lei a dover fare il percorso opposto, rispetto al normale trend migratorio. Se avessi scelto di raccontare la storia di persone provenienti da paesi economicamente in cronica crisi, l’effetto non sarebbe sicuramente stato lo stesso. 

Spero per questo di sensibilizzare il maggior numero di lettori, rispetto ad una problematica, quella lavoristica alla quale, si accompagna il fenomeno migratorio, e con la quale ognuno di noi deve sentirsi al sicuro.

Non c’è bisogno di alcun tipo di allarmismo, ma è necessario, essere vicino alle esigenze di tutti gli individui.”

 

 

Marco Cristofaro

 

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