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6 febbraio 2012

Piemonte, borse di studio ai minimi storici

In Piemonte, l’anno accademico apre i battenti in piena burrasca e non solo per quel che riguarda le avverse condizioni meteorologiche e la morsa di gelo che negli ultimi giorni sta attanagliando la penisola.

Sul delicato fronte Edisu, la questione relativa alle borse di studio ha ormai le sembianze di un problema di difficile risoluzione, tanto che già da oggi il malcontento di numerosissimi universitari inizierà a riversarsi nelle piazze, come già accaduto mesi fa.

In data odierna, infatti, proprio in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, in presenza dei ministri Fornero, Balduzzi e Profumo, gli studenti piemontesi tornano a mobilitarsi in difesa dei propri diritti. E con ogni probabilità non sarà l’ultima volta.

L’indignazione dei giovani di Torino e dintorni è peraltro più che giustificato: il Piemonte, sino all’anno scorso, aveva sempre dato disponibilità per erogare (unica regione in Italia) il 100% degli assegni regionali agli studenti idonei.

Ora però il dato ha subito un crollo verticale: quest’anno, in particolare, poco più del 30% degli aventi diritto potranno usufruire della borsa di studio.

A fronte di una simile situazione, è più che lecito comprendere le proteste di una popolazione, quella universitaria, che attribuisce gli attuali disagi a scelte politiche errate e controproducenti.

A rendere il quadro ancor più complicato, la possibile vendita delle residenze universitarie paventata di recente; secondo Marco Grimaldi, Consigliere Comunale di Torino (SEL), un modo come un altro “per fare cassa.

In merito agli interventi sulle borse di studio, Grimaldi ritiene il patto di stabilità perseguito dal governo Monti (e, prima ancora, dall’esecutivo Berlusconi) una ragione insufficiente a giustificare tagli di queste proporzioni, dal momento che “anche quando lo Stato taglia il 20 per cento si dovrebbero salvaguardare settori come questo. E’ ancora più difficile da accettare quando il taglio alle borse non è del 20 ma di oltre il 60 per cento.

Negli anni si è sempre puntato sul Diritto allo studio – ha proseguito Grimaldi – e anche la città di Torino ha fatto la sua parte, dalle mense alle residenze che sono state messe a disposizione dell’ente per il diritto allo studio e puntando anche ad attirare studenti da fuori, perché è questo che rappresenta la ricchezza di un sistema formativo.

La critica di Grimaldi prende soprattutto di mira l’immobilismo e la scarsa propositività della giunta regionale: “è singolare che ad occuparsi del fatto sia il comune di Torino e non la Regione, a dimostrazione del fatto di quanto il governo regionale tenga a questo tema. Un tema, tra l’altro, che ha unito trasversalmente ben dieci anni di politica.

Il Consigliere Comunale si è inoltre scagliato contro l’atteggiamento propagandistico della regione stessa, che a suo parere avrebbe in parte strumentalizzato la vicenda: “l’anno scorso è stato deciso che le borse, prima di tutto, dovevano andare ai cittadini piemontesi, con lo slogan un po’ leghista “prima i nostri”. Quest’anno sembra che il problema siano i cinesi mentre sappiamo benissimo che non è così.

Dati alla mano, è effettivamente possibile riscontrare, tra i giovani che avrebbero avuto accesso alla borsa di studio (7.847), una schiacciante superiorità di italiani (74% del totale) e piemontesi (61%) su stranieri (26%) e cinesi (7%).

Ad ogni modo, come deciderà di porsi il comune di Torino nei confronti della mobilitazione odierna? Dal canto suo, Grimaldi ritiene necessario un appoggio incondizionato “agli studenti e agli stessi atenei perché il grido di dolore viene anche dalle università. Poi, in consiglio comunale, nello stesso pomeriggio, puntiamo a far votare l’ordine del giorno che ho presentato; una proposta che dice che i capaci e i meritevoli privi di mezzi devono continuare ad avere la borsa di studio e la città non è intenzionata a far sì che ci sia la dismissione del patrimonio riservato agli studenti.

Perché – conclude – una delle proposte più surreali trapelate dai giornali è che la Regione, per far cassa, vorrebbe vendere le residenze universitarie. E questo non è ammissibile.

Francesco Ienco

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