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1 febbraio 2012

Rettori Università di Puglia, Molise e Basilicata: lettera aperta al Ministro Profumo

L’unione, come cita un noto proverbio, fa la forza.
E così hanno fatto i rettori di sei università del sud che, di fronte alle penalizzazioni subite a causa della ripartizione dei fondi destinati agli atenei italiani, hanno deciso di mettere in pratica il detto popolare, unendosi per lanciare il loro allarme in una lettera congiunta al Ministro Profumo.

Denunciano i criteri discriminatori, analizzano l’indiscutibile sperequazione che ha preso piede da ormai tre anni, ed avanzano proposte operative a “costo zero”.

Le firme a fondo lettera sono quelle dei rettori dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, del Politecnico di Bari, Nicola Costantino, dell’Università di Foggia, Giuliano Volpe, dell’Università del Salento, Domenico Laforgia, dell’Università del Molise, Giovanni Cannata e dell’Università della Basilicata, Mauro Fiorentino.

La lettera si apre con un’attenta analisi geografica sulla distribuzione dei fondi: “La distribuzione geografica delle due categorie di università è tutt’altro che casuale: se si suddividono i 54 atenei valutati in due gruppi di pari numerosità, ubicati rispettivamente a nord ed a sud del parallelo passante per Foligno, si ottiene la seguente situazione: dei 27 atenei centro-meridionali solo 2 appaiono, peraltro piuttosto marginalmente, “virtuosi”, mentre delle 27 università del centro-nord ben 23 rientrano in questa “fortunata” categoria”.

Una sperequazione, a loro dire, ingiustificabile. “Il Fondo “storicamente” assegnato dal Ministero ai singoli atenei, infatti, presenta differenze e sperequazioni assolutamente ingiustificabili, se è vero che l’università meglio finanziata riceve (dati 2010) quasi 6.500 € a studente, mentre la meno supportata deve accontentarsi di poco più di 2.200 €, di circa un terzo”.

Ed ancora: “Tale oggettiva e incontestabile sperequazione, che si ripropone, in termini sempre peggiori (via via che la cosiddetta quota premiale viene aumentata) da tre anni, ha ormai raggiunto livelli di assoluta insopportabilità, in quanto sta mettendo in discussione la stessa sopravvivenza di un sistema universitario nazionale, a servizio dell’intero paese, e non solo delle regioni centro-settentrionali”.

Una ripartizione dei fondi indiscutibilmente iniqua, quella denunciata, a cui si somma inoltre una tassazione non proporzionata alla ricchezza dei territori. “E’ appena il caso di ricordare, inoltre, che alle sperequazioni nella distribuzione del finanziamento ordinario si sommano le enormi differenze tra i livelli di tassazione sopportabili dalle rispettive popolazioni studentesche e tra i contributi offerti, alle università locali, dai rispettivi territori: in primis da parte degli enti locali e delle fondazioni bancarie, notoriamente molto più ricchi nelle regioni centro-settentrionali di quanto accada nel meridione d’Italia”.

Ecco, dunque, ciò che propongono i rettori:
-* introdurre un contributo standard per studente, a valere su tutto il territorio nazionale, al fine di uniformare in termini equitativi la distribuzione della cosiddetta “quota storica” del Fondo di Finanziamento Ordinario;
-* stabilire criteri di valutazione della premialità equi, condivisi con la comunità accademica, e preventivamente noti e stabili su orizzonti temporali pluriennali;
-* sospendere, nelle more dell’introduzione del contributo standard per studente e della definizione del “nuovo sistema” di valutazione, l’applicazione della quota premiale del F.F.O. 2012, che se fosse effettuata sulla base dei criteri e dei parametri utilizzati nell’anno 2011, “porterebbe ad ulteriori insopportabili esasperazioni delle sperequazioni innanzi denunciate.”

“E’ appena il caso di farLe notare, sottolineano infine i rettori, che tutti questi interventi sarebbero “a costo zero”.

A sostegno del loro appello, anche il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che nella giornata di ieri ha incontrato i sei rettori delle università.
“Dall’incontro, ha commentato, è emersa la rappresentazione di un quadro di estrema difficoltà per il funzionamento stesso delle nostre università a causa dei criteri di finanziamento da parte del governo centrale. Criteri discriminatori con le università che sono a sud di Roma. In questo modo il rischio è che il nostro sistema accademico si spenga per carenza di ossigeno”.

“Sarebbe un peccato, conclude Vendola, assecondare quell’idea che vuole il nostro sistema universitario condannato ad una sorta di lenta agonia”.

Un vero peccato, soprattutto per quelle migliaia di studenti che ancora ripongono fiducia e speranze nel sistema universitario italiano.

Francesca Martines

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