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7 marzo 2012

Osceno e senso del pudore tra arte e diritto penale: il caso di Ultimo Tango a Parigi

“Esasperato pansessismo fine a sé stesso”. Questa fu la motivazione principale con la quale, nel dicembre del 1972, venne dato il via all’iter giudiziario che, nel giro di quattro anni, portò al pronunciamento della Corte di Cassazione, la quale condannò Ultimo Tango a Parigi, del regista Bernardo Bertolucci, alla distruzione. La scure della censura, al tempo ancora intrisa di un bigotto e ipocrita senso del pudore, si abbatteva così su quello che sarebbe poi stato riconosciuto con il tempo un capolavoro del cinema italiano.

Bertolucci narra una storia struggente e passionale, che ruota chiaramente intorno alle ossessioni sessuali del regista, il quale è però coadiuvato e stimolato da un eccezionale Marlon Brando, che gode sul set di un’enorme libertà creativa – sembra infatti che la famosa scena del burro fosse stata una sua idea – . Molteplici sono state le interpretazioni della pellicola negli anni, tutte o quasi inevitabilmente incentrate sull’incontro/scontro di Eros e Thanatos, dove la liberazione delle ossessioni sessuali di Paul, americano a Parigi, coinvolge una giovane figlia della borghesia in una spirale erotica che raggiunge il suo climax nel drammatico finale.

Il film in questione è il pretesto formale per l’iniziativa dal titolo “Ultimo Tango a Parigi quarant’anni dopo: osceno e comune sentimento del pudore tra arte cinematografica, diritto e processo penale”, in programma il 13 marzo alle ore 15.30 presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tre. Durante l’incontro si discuterà, a partire dalla ben nota vicenda giudiziaria descritta in apertura, del rapporto tra opera d’arte, diritto penale e senso dell’osceno e del pudore. Si prospettano partecipanti d’eccezione, tra i quali Giulio Luciani, dottorando in diritto penale, e Antonella Massaro, ricercatrice nello stesso campo scientifico, che si confronteranno con persone direttamente coinvolte nel caso Ultimo Tango a Parigi, come Luigi De Majo, avvocato difensore nel processo, Fausto Giani, critico cinematografico, Mario Sesti, curatore del Festival Internazionale del Film di Roma, e Claudio Trionfera, giornalista e critico cinematografico anch’egli.

Questo incontro sarà un’occasione per riflettere, a partire dal caso particolare della censura al film di Bertolucci, su quali debbano essere i criteri – sempre problematici, soprattutto nell’epoca contemporanea – per stabilire se, e quando, un film debba o possa essere considerato opera d’arte. Si discuterà poi di come questa riflessione sia estremamente importante, direi quasi primigenia, nel rapporto tra l’opera d’arte e il diritto penale, in quanto è proprio la concessione dello status artistico che andrà poi a condizionare quei sfuggenti parametri con i quali la censura, costruendo e applicando i concetti di osceno e di pudore, agisce su una pellicola.

Si prevede quindi una discussione di ampio respiro che tenderà ad abbracciare campi tematici che, stimolati dalla riflessione del rapporto cinema/censura, andranno al di là dei confini propri di questo rapporto inglobando anche riflessione artistica, filosofica e concettuale sul rapporto tra individuo, collettività e opera d’arte.

L’incontro sarà presieduto dal preside della Facoltà di Giurisprudenza Mario Trapani, Professore Ordinario di Diritto Penale, e, a quanto pare, è stato invitato anche Bernardo Bertolucci in persona. Il fatto che venga comunicato solamente che è stato invitato fa sorgere qualche dubbio sulla sua effettiva partecipazione. Ma, in caso, sarebbe sicuramente una partecipazione da non perdere.

 

Martedì 13 marzo 2012, Ore 15.30

Aula Magna – Facoltà di Giurisprudenza

Via Ostiense, 159 Roma

Locandina e Programma

Per informazioni contattare Antonella Massaro: tel. 3288799505; e-mail amassaro@uniroma3.it

 

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