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15 marzo 2012

Tecnologia-Talenti-Tolleranza: tra le città italiane spicca solo Trento

Non è una novità che la ricerca e l’Italia non vadano molto d’accordo, soprattutto negli ultimi anni, viene ripetuto spesso: “se vuoi fare il ricercatore vai via dall’Italia”. Infatti, possiamo dire che in questo campo i nostri ricercatori tendono ad arrangiarsi, ricorrendo all’e ricerche dell’Europa. I migliori campi di ricerca sono: Boston, Berlino e San Francisco, da non sottovalutare la regione Trentino dove si può parlare di “sistema di innovazione Regionale”. La Provincia Autonoma di Trento si è organizzata da sola per farsi strada nella tecnologia, specie nel campo dell’ICT, e sembra esserci riuscita. A breve sarà inaugurato il primo nodo italiano dell’EIT (European Institute of Innovation and Technology), dove saranno esposte le maggiori innovazioni di ricerca pubblica e privata. Anche l’università di Trento si è aperta nei confronti di questi progetti ed ha iniziato a raggruppare  studenti e ricercatori dotati , italiani e non solo,  il risultato di varie esortazioni da parte della città c’è stato ed è stato ottimale: la decisione del gruppo Engineering di aprire un laboratorio nelle strutture della Fondazione Bruno Kessler, che a regime arriverà ad occupare 70 ricercatori.

Un bel passo avanti per Trento e per l’Italia, la regione infatti ha cercato anche altri centri di collaborazione come: l’università di Bologna, il Politecnico di Milano e Torino e la Scuola Sant’Anna di Pisa. Ma come mai per la  città di Trento è stato cosi facile attivare la ricerca,mentre le città italiane sono molto arretrate in questi servizi? Tutto risale ad un problema economico.

Gli investimenti pubblici procapite in R&S a Trento risultano essere il doppio rispetto a quello delle altre città italiane (circa 261euro l’anno).

Ci sono inoltre 1000 aziende ICT trentine e dunque il fatturato  supera il mezzo miliardo di euro e il settore dà lavoro a più di 5000 addetti. La città di Trento guarda lontano, speriamo che ad accompagnarla in questa impresa ci sia anche tutta l’Italia, cosi da poter ristabilire un giusto equilibrio in questo settore.

 

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