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16 aprile 2012

Dangerous Times in Journalism? Arriva il meeting delle Tv Digitali a Bologna

Giornalismo in linea potremmo definirlo: è il giornalismo della nostra epoca. Certo, poi definire quale “linea” ed in che senso è tutt’altro paio di maniche e per questo arduo compito il mondo si sta mobilitando.

Il mondo della scrittura, dell’informazione sta cambiando, nuove insidie, nuove libertà, nuove forme di comunicazione e di creatività sono messe in gioco per tenere connesso il mondo con relazioni più o meno virtuali.

Cosa succede quando si mettono insieme il quarto potere wellesiano (carta stampata) ed il quinto potere (tv) ed il nuovo sconfinato media che ha raddoppiato la realtà (internet)?

Succede che si inizia ad esplorare un nuovo mondo fatto di filmati, di inchieste, di web tg che aggirano le regole dettate dal potere e cercano di superare ogni censura, ogni contingenza spazio-temporale, perché a volte si è armati “solo” di cellulare, ma tanto basta. “Canali digitali che informano, denunciano e creano comunità in Rete. Si stima che ci siano oggi in Italia 590 web tv il cui fatturato, per nulla trascurabile, ammonta a 10 milioni di euro”.

Accelerano i tempi, si sommano le informazioni, le intrepretazioni e le sollecitazioni diventano esorbitanti, tanto che conoscenza e selettività non vanno  più di pari passo: si creano molteplici velocità di pensiero e presenza, sfaasamenti di mediazioni e relazioni culturali, vortici di dati, per questo fare rete è di nuovo un’esigenza da affrontare inventando nuove tecniche, negoziando nuove regole e capendo il senso più ampio che raccoglie in un contesto dentro e fuori la corporeità, come campo di scambio, l’umanità e la sua necessità di comunicare attraverso linguaggi e condivisione di immaginari. È il tempo di un nuovo contratto sociale: dallo stato di natura a quello di società, da quello di società a quello di interattività virtuale.

In questo pullulare di generi letterari e tecnici, il giornalismo, in grande fermento, si sta coordinando, così sono da intendersi le giornate di incontro e studio che si terranno a Bologna dal 18 al 20 aprile: “PUNTO IT: le Italie digitali fanno il punto. Quattro le location degli appuntamenti (Aula Prodi, Atelier e Auditorium Enzo Biagi, Sala Cervi e Alce Nero Caffè Bio) per una quarantina di iniziative in cui si dibatterà di nuovi modelli di business del video giornalismo digitale locale, di regolamentazione, di sistemi produttivi e distributivi, di format e di linguaggi” (presentazione video).

Una tre giorni no-stop per centinaia di video-makers, organizzata da Altratv.tv e patrocinata dal Comune e dall’Alma Mater, entrambi felice di ospitare questo evento “sotto le Due Torri questa volta, dopo le passate edizioni milanesi“.

A quanto pare sono già 350 gli iscritti (per iscriversi e partecipare) e 200 le piattaforme digitali accreditate per seguire i laboratori, i workshop, le plenarie e le presentazioni di documentari e libri: tra gli altri, parteciperanno esponenti di Rai, Mediaset, Fox, Sky, Google, Eutelsat, Telecom Italia, Zodiak, Streamit, Sole24Ore, Tiscali, Colorado Film, Condè Nast, l’Unità, Linkiesta, Agoravox, CNA, Dpixel, Technogym, Ducati, Nestlè, MEI, SIAE, Agcom; Corecom, Agorà digitale, Polizia di Stato ed Emergency.

Networks e videomakers si confronteranno tra loro in cinque specifici barcamp (l’ultimo è dedicato ai nuovi media della Pubblica Amministrazione) e dialogheranno con esperti di comunicazione e digitale. La sessione plenaria di giovedì 19 aprile alle 18, realizzata in collaborazione con Google e CNA, si focalizzerà sulla rete come potenziale per le economie del territorio e della comunità (programma completo).

Il Prorettore agli studenti Roberto Nicoletti, la professoressa Giovanna Cosenza, nel corso della presentazione col fondatore di Altratv Giampaolo Colletti e con l’assessore Matteo Lepore, hanno ricordato che “Puntoit sarà l’occasione per vedere premiate le più belle web series e i migliori format prodotti e pensati per il web attraverso il contest TV fai-da-web, promosso dalla cattedra di Semiotica dei nuovi media, da Altratv, e Studio28TV, con il sostegno della Fondazione Cariplo”.

Di grande interesse sarà ragionare insieme sulla genesi della generazione watchdogger a cui appartengono coloro che custodiscono e proteggono la realtà contro la perdita, le pratiche illegali, gli inganni, i soprusi.Così viene definita in gergo la comunità della Rete che denuncia e che rischia gravi sanzioni e sfida il diritto di espressione.

Inoltre, verrà proiettata l’anteprima del docufilm “Page one: un anno dentro il New York Times” (trailer). La pellicola è di Andrew Rossi, il quale si è interrogato sul futuro della carta stampata e sul ruolo del digitale nel giornalismo attuale, tra finanza speculativa, politca corrotta ed il resto. “Rossi per un anno ha seguito alcuni giornalisti del media desk, un reparto creato per riuscire ad essere aggiornati sulla trasformazione dell’industria dei media. Rossi racconta dall’interno la trasformazione del sistema dell’informazione nel momento di maggiore incertezza, quando Internet sta superando la carta stampata come principale fonte di notizie e molti quotidiani in tutto il mondo chiudono per bancarotta. Parole ricorrenti del film sono infatti collisione tra due mondi, wikileaks e twitter”.

Tutto questo è inedito, ma fino a un certo punto, la giornalista d’assalto, corrispondente estera, Christiane Amanpour aveva già capito l’inganno: “They take journalism really seriously because they know the force that it is and can be” anticipando come auspicio una priorità che troppe volte sembra essere dimenticata, spostando troppo facilmente l’attenzione: “Our industry has invested so much money in technology that perhaps it’s time to invest in talent, in people”. Occorre decidere dove appoggiare lo sguardo e da lì spostarlo su un orizzonte davvero nuovo.

Vanno ricordati due interessanti esperimenti realizzati dall’Unibo in questi anni:

  • gli Speciali Tg de La Stefani: settimanale di informazione bolognese, rivista on-line della Scuola Superiore di Giornalismo di Bologna, la Stefani è la prima agenzia di stampa italiana. Nasce a Torino nel 1853, si afferma con l’appoggio di Crispi e diventa nel ventennio fascista un’agenzia di rilievo internazionale. Rimane attiva fino al secondo dopoguerra;
  •  il Canale di MelaUniBo:  Media Education e-learning LAboratorio (MELA) è un centro di servizi integrati, per l’erogazione di servizi tecnico/scientifici di supporto alle attività scientifiche del Dipartimento di Scienze dell’educazione e alle attività didattiche della Facoltà di Scienze della Formazione.  Nella società globalizzata, le nuove tecnologie della comunicazione hanno contribuito a cambiare i modelli di produzione della cultura e della conoscenza e hanno portato nuove forme di esercizio della democrazia. La cybercultura comporta rischi e sfide. C’è uno stretto legame fra democrazia, educazione e cultura. Nell’attuale società della conoscenza, l’Università è chiamata a svolgere un ruolo importante. MELA si propone di portare un contributo alla ricerca in relazione alle sfide della learning society e di offrire agli studenti e ai lavoratori servizi utili allo sviluppo dell’apprendimento. Questa consapevolezza è il loro manifesto. Parteciperà al meeting, mercoldì 18 aprile alle ore 14 in Aula Prodi.

Infine, vanno ricordate, sperando di ritrovarle al meeting bolognese, quelle che furono definite, dalla giornalista Selenia Secondi (docente presso il Master di Giornalismo dell’Università degli Studi di Teramo), le Web Tv all’ombra delle macerie: “sono l’altra faccia dell’informazione che ha raccontato il terremoto aquilano. Sono nate per informare, denunciare e preservare la memoria. Sono le micro web tv che all’Aquila, all’indomani del 6 aprile 2009, hanno avuto il grande merito di aggregare una città dove non esistevano più punti di riferimento e luoghi di ritrovo. Hanno avuto la forza di intrufolarsi nelle piaghe della tragedia utilizzando le pieghe della rete. Hanno trovato il coraggio di dire anche ciò che non era conveniente dire. Ed è successo, così, che in Abruzzo dopo la tragedia che ha cancellato la storia, luoghi e abitudini di un capoluogo di regione ricco di importanti testimonianze artistiche, i nuovi connotati della città siano stati ridisegnati dalla penna virtuale del digitale”.

Si tratta di Abruzzo24ore tv; abruzzolive; aquilatv.it; inabruzzo tv ed anche del video blog (www.diceche.com) del giornalista e videomaker Francesco Paolucci che ha confessato “la telecamera è stata per me una salvezza. Grazie al lavoro quotidiano a metà tra il giornalismo, la satira e la narrazione ho potuto elaborare quanto mi accadeva intorno e cercare di riordinarlo nel montaggio. Ora in modo grottesco ed esagerato, ora in maniera oggettiva e distaccata. Tutto questo ha avuto diffusione e visibilità grazie alla rete.” (entrambi i contributi citati sono tratti dalla rivista Leggendaria, n. 81, maggio 2010 volume intitolato Terre-Mutate, diretta ed edita da Anna Maria Crispino).

Non dimentichiamo che tutte queste espressioni spontanee di talenti ed idee costringe a ripensare la formazione anche nell’alveo dei percorsi istituzionali del giornalismo professionale, scardinando passaggi obbligati tra ricatti, barriere economiche, precariato ed altri dogmi. Strettoie di senso da rielaborare accogliendo una provocazione che circola diffusamente: “per avere le stesse opportunità di un/a diplomata/o alla scuola di giornalismo, devi essere brava/o il doppio” (cit. dal blog D I S . A M B . I G U A N D O di Giovanna Cosenza , dal post A cosa servono le scuole di giornalismo?, del 04.07.2011).

Questa è la storia di donne e uomini, questa è la storia di un’altra Italia.

Giornalismo in linea: così, in bilico tra carta e web (Francesca Corno) impariamo, pensiamo, comunichiamo, conosciamo e stiamo bene.

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