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15 aprile 2012

L’ombra di Dreyfus

Le crisi politiche, da sempre, campeggiano negli stati cambiandoli profondamente e plasmando il modo di vedere le cose della gente che crede nella casta.

L’ultimo scandalo, naturalmente solo per ordine di tempo è quello che sta investendo la Lega Nord dei “boss” Bossi.

Andando a ritroso nel tempo vediamo però quanto siano differenti le motivazioni alla base di queste crisi politiche; la crisi della lega è legata a questioni squisitamente economiche, celebre ormai la cartella “The Family” contenente tutte le voci di spesa della famiglia Bossi. Ciò non toglie che non molti anni fa vi fu una crisi politica, dalle connotazioni estremamente diverse, che diventò in breve tempo un caso, l’affare Dreyfus.

Parliamo del 1894, anno in cui la Francia fu colpita da una grave crisi politica iniziata con un capitano dell’esercito di origine ebraica che fu accusato di spionaggio senza reali prove a suo carico; Alfred Dreyfus.

Si alzò subito un polverone che investì i nostri fratelli d’oltralpe per la frettolosità con cui era stato trattato l’affare.

L’opinione pubblica nazionalista, supportata dal clero francese, si oppose ad una revisione del processo, per non danneggiare le istituzioni. Anche l’esercito francese decise di seguire la medesima linea.

Contro di essi si scagliò il romanziere Emile Zola, con il suo celebre articolo “J’accuse”, nel quale condannava tutte le più alte cariche militari di voler trattenere in carcere un innocente e soprattutto di voler attentare ai principi della legalità.

Serpeggiavo i concetti di razza superiore e inferiore che decretavano santi e martiri.

Crisi completamente diverse ma col medesimo potere di accendere gli animi e scrivere le sorti politiche di uno stato. Macchie di inciviltà che non restano molto lontane dalla nostra coscienza.

Cambiano i tempi, cambiano le tecnologie ma la natura umana resta umana.

 

 

 

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