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28 aprile 2012

Non chiamateli “giochi da bambine”

Bambini: pallone, robot, videogiochi. Bambine: bambole, posate di plastica.

Lo schema è chiaro, fa parte del classico stereotipo della crescita di ogni bambino, e nessun genitore lo ha mai messo in discussione. Almeno fino ad ora.

Ma veramente un giocattolo può influenzare la crescita di un infante? Può addirittura provocare determinate scelte lavorative, come in certi giochi atti ad imitare la parrucchiera, la cuoca, il dottore o il chimico, o arrivare ad indurre veri e propri modelli di comportamento, forgiando l’uomo e la donna del futuro?

Proverà a dare una risposta a tutte queste domande la mostra fotografica giochi da bambine, al Centro Cinema San Biagio di Cesena dal 2 al 20 maggio. La mostra, ad ingresso libero, si inscrive nell’ambito del programma I ricercatori parlano alla città, e si focalizzerà sulle aspettative sociale imposte ai bambini nella vita di tutti i giorni, dalla scuola alla famiglia.

L’incontro, realizzato con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Casa delle Donne per Non Subire Violenza di Bologna, proverà a spiegare ai presenti perché non è affatto vero che gli uomini non piangono, come cantava con voce struggente Mia Martini, che non c’è niente di strano a vedere un maschietto giocare con le bambole, e che una bambina può benissimo preferire il calcio alla ginnastica artistica e viceversa.

Momento chiave dell’evento sarà l’incontro di lunedì 7 maggio alle 18, nello stesso San Biagio, dove i ricercatori dell’Università di Bologna cercheranno di delineare meglio la ricettività dei bambini rispetto allo spazio circostante e alle pressioni spesso invisibili ma quotidiane che li coinvolgono. Si tenterà inoltre di dare una mappa concettuale dello sviluppo dall’infanzia all’adolescenza e di spazzare i vecchi pregiudizi che hanno imbrigliato l’educazione tradizionale.

 

 

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