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26 aprile 2012

Russia Sovietica

Appunti tratti dal primo capitolo de ‘L’esperimento profano’ di Rita Di Leo, il libro tratta delle vicende dell’Urss, come è nato e da chi l’idea degli operai al potere e tante altre informazioni. Indicato per tutti coloro che devono sostenere esami in cui sia prevista la parentesi della Russia come regime degli anni’3o e come alternativa al capitalismo , da scienze politiche a storia dei partiti tutti possono sfruttare il seguente riassunto.

L’esperimento sovietico è durato ben 74 anni e designava una società nuova per il mondo intero; il progetto ideato da un piccolo gruppo di intellettuali e politici russi prevedeva il rovesciamento dell’ordine sociale ed era il programma del piccolo partito bolscevico a cui capo c’èra Lenin. L’epoca in cui si sviluppa tale progetto è quella in cui le classi sociali sono suddivise rigidamente ed erano molto di uso termini quali operai e padroni, società e classi, ideologia e utopia… Comunque il progetto prendeva spunto dalla cultura del marxismo e la  socialdemocrazia tedesca dell’800. Il popolo che era in rivolta contro lo zar diede il proprio sostegno ai bolscevichi che dichiararono di volere la dittatura del proletariato dunque la strategia vincente fu riuscire a prendersi la rappresentanza politica del lavoro manuale dipendente (sino ad allora priva di rappresentanza). Gli intellettuali bolscevichi motivarono l’esercizio del potere attraverso tre politiche simboliche e fondative: l’utopia del comunismo, la costruzione del socialismo, la dittatura del proletariato. Essi adottarono poi lo STATO D’ECCEZIONE PERMANENTE e il PRINCIPIO AMICO-NEMICO per creare una società post-capitalistica e post-borghese. Per quanto riguarda lo stato d’eccezione fu usato quasi senza interruzione dal 1917 al 1956 mentre il principio amico-nemico serviva all’esercizio del potere; bisogna comunque comprendere chi sono gli alleati-amici e chi sono gli alieni-nemici da integrare o combattere, questi ultimi erano la maggior parte della popolazione mentre gli alleati naturali erano i nuovi operai, semplici lavoratori manuali, ex artigiani, ex soldat, erano tutti coloro che fornivano sia il lavoro per realizzare il programma sia il consenso politico per la tenuta del governo. Quindi erano considerati dagli intellettuali politici come il loro esercito vincente. Dunque POLITICHE SIMBOLICHE, STATO D’ECCEZIONE e PRINCIPIO AMICO-NEMICO erano il fondamento dell’esperienza.

Dal 1929 al ’56 le voci contrarie all’esperimento sovietico furono molto rare il suo desiderio di rovesciare il principio secondo cui il potere spetta a chi non lavora con le mani è stato visto come possibile dal 1917 al 1956 dove la Russia era vista come una società in cui si stava realizzando una società diversa. Anche se erano molti i dubbi su come valutare  quella società, sia da sinistra che da destra. Le accuse da sinistra (intellettuali europei ed élite politiche) si focalizzarono sul carattere monocratico del potere bolscevico, un partito accusato di agire come un corpo a sè rispetto la società, alcuni lo hanno accussato addirittura  che si era fatto STATO, dunque avesse rinnegato  Marx. A destra (élite economiche, politiche e intellettuali borghesi al potere nel resto del mondo) si concentravano sulla guerra di classe, vista come una provocazione che riguardava lo stesso fondamento della società. La borghesia europea che nei primi del’900 si stava affermando non riuscì a imporsi in Russia e ciò alimentò in ella speranza  di vendetta contro quella parte di società che da sempre obbediva e lavorava ed ora li sconfiggeva; due sono stati i momenti che hanno avuto il maggior peso per la borghesia: il primo riguarda la crisi del 1929 che colpi il capitalismo in concomitanza con l’avvio dell’industrializzazione dell’Urss, mai fu più evidente la minaccia che tra le due potenze potesse prendere il sopravvento l’Urss, ciò portò interesse diffuso per l’esperimento in alcuni paesi e difesa preventiva verso un suo effetto domino in altri.Il secondo momento amaro (del mondo borghese nel suo rapporto con la Russia) si ha in seguito alla seconfa guerra mondiale quando l’élite europea dipese in gran parte dall’esercito sovietico(emblematico rimane il rapporto tra Churchill e Stalin ) dunque i 10 anni che vanno dal 1946-56 sono quelli in cui l’esperimento sovietico appariva una solida realtà ma nel 1956 si ha un cambio di prospettiva in seguito al XX Congresso del partito comunista e nel novembre  la rivolta ungherese ; le lotte ai vertici del partito dopo la morte di Stalin aprirono i giochi  di guerra… combattuta su più fronti sino all’esito finale del 1989. Si cercò  di smitizzare il mito dell’esperimento mettendo in discussione il regime politico monocratico e il deficit di libertà individuali si cercò soprattutto  gli intellettuali, di offrire un’alternativa al mito del socialismo; denunciando in primis la condizione dell’intellettuale  nei paesi sovietici considerato infido e retribuito meno di un operaio. Nel dopoguerra con il ‘boom’ del capitalismo americano ed europeo l’Urss fu soggetta a una valutazione critica del sistema economico, l’America  e l’Europa al contrario dell’Urss , riuscirono a sviluppare sia il settore strategico-militare che il tenore di vita domestico, in Urss le aspettative di un migliore tenore di vita furono deluse  e ciò portò ad un primo distacco  dal progetto politico originario (Questo fu considerato uno dei primi segnali di debolezza dell’esperimento). In seguito allo schok petrolifero e all’intervento in Afghanistan si ebbe una drastica caduta di credibilità del partito e in seguito alle riforme ‘post sovietiche’ di Gorbochev l’esperimento apparve un insucesso in seguito a un susseguirsi di fallimenti; la società viveva ormai influenzata da una forte economia ombra che aveva proprie gerarchie simile a quelle degli altri paesi industriali. L’esperimento così precipito e l’ordine sociale tornò quello di un tempo. Dunque l’economia pianificata si era frammentata in economie locali, la sconfitta operaia e popolare era dinnanzi all’élite dell’intero mondo. MA COME MAI L’ESPERIMENTO S’E’ DISSOLUTO NEL NULLA?
I rivoluzionari che diedero vita all’esperimento furono: i rivoluzionari di professione, i politici della famiglia socialdemocratica ed i pianificatori. I rivoluzionari di professione sono una creazione di Lenin (leader capace di svolgere tanti ruoli diversi e contradditori). I rivoluzionari di professione si assunsero il compito di fissare le coordinate teoriche e ideali dell’esperimento, si deve a loro la divulgazione dell’utopia del comunismo; la creazione del ‘principio di regolazione’ fu di loro creazione questo principio fissava i canoni di comportamento ottimale per ciascuna circostanza di vita e di lavoro. E di concerto furono stabilite le norme ad hoc che dovevano orientare le azioni del singolo nella sua comunità di riferimento: l’operaio in fabbrica, il maestro nella scuola. Si tendeva a influenzare il fare e il pensare di ciascuno verso l’obiettivo comune della realizzazione del progetto politico. Coloro i quali non si piegavano politicamente a tali ‘norme’ furono soggetti a severi procedimenti penali. I rivoluzionari che provenivano dalla famiglia socialdemocratica tedesca hanno il merito , questi POLITICI DI PROFESSIONE, del principio della politica al posto di comando; essi costituirono un il partito che assunse su di sè la responsabilità delle istituzioni politiche,amministrative e di governo, cioè i suoi membri svolgevano funzioni connesse alle differenti istituzioni per conto del partito e della politica al posto di comando. Emerge la non autonomia dal partito delle altre istituzioni politiche e la preminenza delle decisioni del partito su qualsiasi altra esigenza amministrativa,economica, sociale, culturale. Per i politici di professione la politica al posto di comando era intrinseca alla realizzazione dell’esperimento e il partito era lo strumento che li legava strutturato come una rete complessa che avvolgeva il paese e lo orientava e controllava nei suoi movimenti,singoli e collettivi. Dunque il partito lo legarono al governo.  Intellettuali utopisti e politici di professione furono la mente e il braccio dei primordi dell’esperimento; gli uni ispiratori del nuovo mondo da costruire gli altri del partito, strumento cardine per farlo, il partito era una macchina per l’esercizio del potere. Queste due figure però finirono emarginate e\0 eliminati come vecchia guardia bolscevica. I pianificatori hanno una storia diversa; non provenivano dal partito bolscevico o dalla socialdemocrazia tedesca erano gli uomini dell’economia che si adattarono alle esigenze degli uomini del potere politico sino a quando le parti si invertirono e presero nelle proprie mani gli affari del paese. Essi avevano un ruolo rilevante: decidevano i criteri per le norme di produzione del piano e con esse la crescita della ricchezza del paese. Erano convinti che l’obiettivo prioritario dell’esperimento fosse quello di creare un’economia successiva a quella capitalistica. Dovevano fare puntualmente i conti con il decidere la norma migliore e ottenere il sostegno dei funzionari responsabili dell’esecuzione che detenevano i rapporti con chi eseguiva la norma. Comunque occorre sempre ricordare che il rapporto di scambio capitalistico era estraneo culturalmente all’ambiente dell’esperimento ma la compravendita del rapporto di lavoro sebbene non divenne mai ufficialmente materia di contrattazione informalmente lo fu. Gli uomini dell’economia ai livelli più alti erano consapevoli della soluzione informale che era molto più efficace delle tante riforme. Dunque la contraddizione tra principio di regolazione e il rapporto di scambio fu risolto con la vittoria di entrambi: uno non fu mai ufficialmente abbandonato e l’altro fu sempre praticato e gli uomini dell’economia ne erano consapevoli e non avendo fede nell’utopia dell’esperimento lo vissero con un convolgimento pragmatico.
Nei primi 30 anni di vita dell’Urss gli intellettuali che governavano il paese lo fecero con uno schema differente dal resto del mondo: usando, stranamente, un modello che proveniva dal passato infatti il potere sovietico aveva le caratteristiche del potere dei monarchi basta pensare al potere assoluto del prima del 1789 in Francia che non ammetteva mediazioni e dissenso; la classe operaia svolgeva un simile ruolo dei ceti borghesi quando s’alleavano con il principe assoluto.I politici bolscevichi prepararono un’élite di estrazione popolare dove appunto i nuovi operai erano destinati a diventare i nuovi dirigenti politici sovietici per diverse ragione: fattore ideologico, la cultura socialdemocratica esaltava la centralità della classe operaia in cui il proletariato era la figura sociale dominante; fattore politico, i ‘nuovi’ operai furono considerati parte del progetto generale e il legame di fedeltà tra il progetto e il semplice lavoratore manuale era sottoposto a costante verifica politica, era comunque indiscussa l’idea per cui la classe operaia fosse il cuore dell’esperimento mentre il politico intellettuale bolscevico ne era la mente.

 

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