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14 aprile 2012

Unisa: vertigine superficiale, teatro e carceri.

Ci sono giorni in cui ti svegli e sai già cosa fare, perché il giorno prima hai messo in ordine i pensieri, hai settato le faccende, te le sei sognate anche la notte. Allora al momento del risveglio, dopo una fase REM turbolenta è dolcissimo non pensare più.

Le giornate si susseguono sempre uguali, anche se si cerca di migliorarsi, alla ricerca di una funzione catartica della mente che intanto viaggia da sé fra i rimpianti e i rimorsi.

Stanotte ho sognato la mia deportazione e incarcerazione, ma il dolore è arrivato non tanto per l’atto in sé, quanto nel momento successivo alla liberazione,di fronte al cambiamento, allo svolgersi naturale degli eventi, di fronte alla dimenticanza di coloro che avrebbero dovuto fermare il tempo e che, invece, avevano vissuto senza di me.

Una piena crisi di abbandono in sogno.

Poi la notizia da scrivere sui laboratori teatrali nelle carceri femminili, una buona notizia se si pensa che si muore di carcere. L’attività dà speranza alle persone, le tiene vive dentro.

Giorgia Palombi (militante nell’associazione onlus Maniphesta Teatro) e Susanna Poole, attrici e registe dello spettacolo teatrale che si terrà in data 17 aprile alle ore 10.00 nell’Università di Salerno, metteranno in scena, con la collaborazione delle detenute, “La scena Reclusa”.

L’importanza nel diffondere le attività nelle carceri, soprattutto ai giovani, è un compito che verrà assegnato ad Annamaria Sapienza, professoressa di Storia del Teatro e dello spettacolo in Scienze della Formazione dell’UniSa.

Il mondo non si può scindere in buoni e cattivi e di certo viviamo in maniera discriminante o meno tra la folla, ci oggettiviamo in essa, ci conformiamo alle regole prestabilite della legge, trasformiamo il nostro dito più lungo nell’indice e ci immedesimiamo nella parte del boia.

Quanta umanità ci resta?

 

 

 

 

 

 

 

 

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