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10 Maggio 2012

Archeologia. Il periodo etrusco tra il 400 e 225 a.C. (Età di Mezzo)

 

L’Età di mezzo (400-225 a.C.) è il periodo nel quale Roma comincia a conquistare le città etrusche e Dionisio Siracusano attacca Pyrgi, l’Elba e la Corsica, questa situazione porta l’Etruria a perdere il controllo del mare, crolla anche il potenziale economico e di conseguenza, l’arte subisce una involuzione.

Se dal punto di vista artistico si parla di filone popolare e di filone ufficiale, si può dire che il l’arte popolare abbia raggiunto il suo massimo splendore nell’ambito della decorazione templare e nelle terrecotte del belvedere per quanto riguarda Orvieto, proprio in questo periodo. Un esempio è dato dalla figura di un eroe, non identificato, dalla testa barbuta e selvaggia. Non è,però, del tutto corretto parlare di arte popolare in quanto, in Etruria, non vi è una corrente popolare politicamente attiva.

A questo periodo sono riconducibili esempi di sarcofagi in pietra, a cassa, con la figura del defunto distesa sul coperchio che sono tipici a Tarquinia ma si trovano anche altrove, e la cassa decorata da rilievi raffiguranti un combattimento che si ispirano all’arte greca.

Da ricordare: sarcofagi provenienti dalla famiglia Partunus (IV sec – inizio III sec a.C.). Famoso è il sarcofago detto del Magnate di un Velthur Partunus che aveva ricoperto la carica di zilach ed era morto a 82 anni. La cassa è decorata su tutti i lati secondo uno stile greco-asiatico, con rilievi ottenuti abbassando il piano di fondo, le figure isolate riempiono tutto lo spazio, si muovono su un terreno ondulato e alberato, la composizione è caratterizzata da forme stondate grossolane ravvivate dalla policromia. Sui tre lati abbiamo monomachie tra Greci e Amazzoni, nel lato posteriore vi è invece la Centauromarchia e un giovane inseguito da due Furie (Lase). Per quanto riguarda il coperchio, presenta le testate a doppio spiovente ornate da figure di leoni arcaizzanti, teste femminili, sfingi e maschere di Acheloo, tra le testate vi è lo spazio per la figura distesa su un fianco di un personaggio virile con il torso nudo e le gambe coperte da un abito panneggiato. La mano destra regge una patera ombelicata da libagioni e la sinistra è accostata, chiusa, alla guancia, la testa presenta un’espressione nobile e severa. Probabilmente si trattava proprio del defunto a cui apparteneva il sarcofago i tratti sono però particolarmente generici.

Tra i sarcofagi con cassa decorata con pitture , possiamo citare un esemplare proveniente da Tarquinia e custodito presso il Museo Archeologico di Firenze vi troviamo scene dipinte di Amazzonomachia: il disegno lineare è unito al chiaroscuro in uno stato che rappresenta lo stadio di sviluppo della pittura nella prima metà del IV sec. Il sarcofago sembra essere realizzato in marmo microasiatico. Questo dimostra la possibile esistenza di rapporti con l’ambiente microasiatico e pontico, probabilmente attraverso Taranto.

I sarcofagi più alti qualitativamente provengono da Vulci e attualmente sono custoditi al Museo di Boston. Sul coperchio abbiamo la raffigurazione dei coniugi abbracciati sotto una coperta che ne nasconde le forme, la cassa è decorata con un corteggio nuziale in un sarcofago, mentre nell’altro troviamo scene di combattimento e di Amazzonomachia, qui sono ripetute composizione che sembrano ispirarsi al fregio del Partenone e dai fregi del Mausoleo di Alicarnasso. Questi reperti dovrebbero essere riconducibili al periodo compreso tra il 370 e il 360 a.C.

 

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