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13 maggio 2012

Per un’altra economia, per un’altra politica, per un’altra università

Bologna è un’antologia di collettivi studenteschi: gruppi diversi, ma uniti da varie riflessioni comuni, come il rifiuto dello strapotere delle banche e del liberismo della deregulation sregolata. Freedom of Movement, block up the Banks’ Dictature diceva uno degli striscioni esposto davanti alla Deutsche Bank in via Marconi venerdì 11 maggio, quando è stata lanciata la mobilitazione internazionale contro gli istituti di credito in programma a Francoforte dal 16 al 19 maggio.

Per la manifestazione si sono mobilitati una trentina di attivisti del Tpo e di altri centri sociali dell’Emilia Romagna, i quali hanno bloccato l’ingresso della Deutsche Bank blindandola per circa un’ora con un nastro giallo e nero, per protestare contro la Bce e la politica monetaria europea che piega le esistenze al ricatto del Debito, che è poi lo specchio di un sistema fallito che non cerca alternative, bensì che tenta disperatamente di ripristinarsi ancora più prepontemente, rifiutando il primato della vita.

Il gruppo di Santa Insolvenza propone di esorcizzare collettivamente questa minaccia per fermarla. “Esci dai nostri corpi” è il motto che guiderà la marcia organizzata per martedì 15 maggio alle ore 18. La Processione simbolica partirà da Piazza Maggiore, punto di ritrovo la Statua del Nettuno, e che si snoderà lungo le vie della città per significare il lasciar cadere le pressioni istituzionali, culturali e sociali che fanno della precarietà giovanile una colpa ed allo stesso tempo una forza maggiore ed ancora uno stigma: contraddizioni, ambiguità, disperazione, comunque una situazione senza speranza.

Esorcizzare questa paura significa lasciare spazio alla fiducia accordata al “nuovo” che può montare, la novità di una generazione che si sta assumendo, perché è stata travolta, sulle proprie spalle la realtà, con responsabilità e che, al contempo, oltre ad un compito epocale, ha necessità ed urgenza di inventarsi qualcos’altro per nascere come soggettività storica.

Insomma, esorcizzare la paura che ci appartiene, paura che ci invade, paura che ci paralizza, paura come fragilità condivisa in quest’epoca delle passioni tristi. Così, mutuando una nozione spinoziana, due psichiatri, Miguel Benasayag e Gérard Schmit, hanno qualificato questo momento storico in cui il mondo vive una crisi nella crisi e in cui la resistenza a minaccia ed emergenza sbocca in un vicolo cieco. Un senso pervasivo di impotenza e incertezza coinvolge maschi e femmine nella crisi della politica che è soprattutto una crisi di autorità in un sistema istituzionale.

Fare il lutto di questa paura e lasciar cadere il potere per andare oltre nella Storia significa accettare di perdere ciò che non ci appartiene, cioè quegli orizzonti di chi ci ha preceduti e negoziare un nuova contrattazione sociale, creando, in relazione, un nuovo ordine, che metta al centro ciò che è primo per continuare ad esistere con dignità e per attecchire al mondo in modo sensato.

Con questa consapevolezza si muovono dunque studenti e studentesse, cittadini del mondo, “a farci ricchi è e sarà sempre la vita con la biodiversità, con il suo melting pot di genti, con tutta la condivisione dell’arte, la sinergia che nasce dal basso con tanti e diversi, con la lotta e la voglia di libertà e di spazi sociali indipendenti”. Così scrivono i ragazzi e le ragazze che hanno organizzato la Pink Parade: Reclaim the city, reclaim the space.

L’appuntamento è a Trento per il 25 maggio, la serata inizierà alle 17 e partirà a Piazza Dante, ci saranno musica, artisti di strada; giocoleria; live painting e non solo

Quindi, fare nascere il nuovo, è un processo, una gestazione che parte dall’avere intuizioni per poi coltivarle con cura perché come ha affermato la pensatrice svizzera Ina Praetorius, gli esseri umani sono capaci di creare qualcosa di nuovo, così come lo sono le mandri quando mettono al mondo un nuovo essere che prima non esisteva. Ma non ci è dato decidere liberamente o addirittura di pianificare quale sarà il loro divenire, poiché ogni essere ed ogni azione incontrano inevitabilmente una rete di altre libertà, già esistenti e diverse dalla propria, che vorranno sostenere o abbandonare il “nuovo”, vorranno integrarlo o trasformarlo.

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