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13 giugno 2012

Un convegno su paesi emergenti nell’economia globale all’ Università di Parma

Dopo i saluti di apertura da parte del Rettore dell’Ateneo Gino Ferretti e del Direttore del Dipartimento di Economia Paolo Andrei, il convegno prevede due relazioni in seduta plenaria di Louis Brennan (Trinity College di Dublino), Direttore dell’iniziativa di ricerca COST, e di Andrea Goldstein, già collaboratore Ocse e ora Senior Economic Affairs Officer della Commissione Economica e Sociale dell’ONU per l’Asia e il Pacifico, di stanza a Seoul, autore tra l’altro di un fortunato libro edito da “Il Mulino” sull’espansione su scala mondiale dei BRIC.

Il tema generale della conferenza riguarda gli effetti sulla condotta delle imprese europee dell’emergere di grandi Paesi sullo scenario internazionale. Il termine “grandi” va qui inteso secondo diverse accezioni. Si tratta di Paesi di rilevanti dimensioni sia per estensione che per ammontare della popolazione, spesso dotati di elevate disponibilità di materie prime, caratterizzati da un capitale umano di notevole livello culturale e di produttività. La loro disponibilità su vasta scala ha consentito a questi paesi di raggiungere e di mantenere elevati (o elevatissimi) tassi di crescita del PIL e del PIL pro capite, finanziati in assenza di consistenti disavanzi pubblici e quindi senza problemi significativi di debito pubblico. Questo ha permesso loro di uscire relativamente indenni dalla crisi internazionale che dura almeno dal 2008, diventando di fatto salvatori del mondo occidentale sia attraverso il costituirsi di significativi e dinamici sbocchi per le esportazioni, sia apportando capitali alle imprese occidentali tramite acquisizioni e fusioni, nonché investimenti esteri diretti greenfield.
E’ interessante notare come gran parte di questi paesi (dai BRIC – Brasile, Russia, India, Cina – in poi) sia stata etichettata sino a non molti anni fa come “Paesi in via di sviluppo”, caratterizzati da livelli di reddito pro capite decisamente più bassi rispetto ai Paesi occidentali, e da un livello tecnologico decisamente più arretrato, in grado di migliorare solamente attraverso l’imitazione delle tecnologie occidentali.

Questo profondo cambiamento dello scenario internazionale ha una portata epocale, modificando quasi completamente i riferimenti entro cui erano storicamente abituate a muoversi le imprese europee.

Le singole relazioni al convegno saranno circa sessanta, con un numero previsto di partecipanti che supera il centinaio, di cui circa la metà stranieri. Il convegno ospiterà anche alcune sessioni del meeting generale di COST Action IS0905, un’iniziativa pluriennale di ricerca di studiosi dell’’Unione Europea, che ha come tema generale proprio gli investimenti esteri diretti provenienti dai paesi emergenti verso i paesi europei.

Nel complesso le sessioni previste saranno diciotto, su due giorni interi.
Ecco alcuni dei temi più interessanti che saranno affrontati, sia a livello di raffigurazione delle tendenze complessive che di analisi di singole esperienze:

• gli investimenti in Europa, Italia inclusa, realizzati da imprese provenienti da Paesi emergenti (e da alcuni di essi in particolare, come la Cina e l’India);
• gli investimenti realizzati nei Paesi emergenti da imprese europee, italiane incluse, in particolari settori;
• le catene del valore che si vengono a formare;
• il ruolo particolare del supporto pubblico nei Paesi emergenti per spiegare la condotta e le performance internazionali delle loro imprese e la permanenza o meno di un differenziale tecnologico significativo in queste attività;
• le ricadute sullo scenario energetico e ambientale mondiale;
• le caratteristiche dell’imprenditoria formata da immigrati.

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