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27 luglio 2012

Venezia: dalle profondità del mare alla diretta video

VENEZIA – Esplose nella notte del 22 febbraio 1812 il Mercurio, la più antica nave con bandiera tricolore conosciuta, forse perché colpito alla santabarbara dal brig inglese Weasel impegnato, assieme al vascello Victorius, nel combattimento contro la squadra italo fracese partita da Venezia di scorta al vascello da 74 cannoni Rivoli. Scontro noto agli storici della marina come battaglia di Grado nel corso della quale persero la vita i circa 400 uomini a bordo della nave, sotto i colpi di una esplosione che centrò il deposito delle munizioni.

Le immagini esclusive del relitto, al largo di Grado, approdano in diretta,domenica 5 agosto, al Lagunamovies 2012. (www.lagunamovies.com/).

Il Festival, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia titolare dello scavo e delle nove campagne fin qui condotte con la Soprintendenza dei beni architettonici del Veneto, propone un’esclusiva escursione di turismo subacqueo attraverso i subacquei che si immergeranno nelle profondità marine.

Il pubblico, a bordo di una motonavevedrà le immagini sullo schermo con la cronaca di Carlo Beltrame, il docente di Archeologia marittima di Ca’ Foscari che dirige gli scavi sul Mercure. Letture a bordo dell’attore Gualtiero Giorgini.

L’ultima campagna di scavo, affidata al Dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo, si è conclusa la scorsa estate; elevata la conservazione del relitto a17 metri di profondità dove sono stati rinvenuti quasi 900 reperti con la scopertadi nuova tecnica costruttiva per lo scafo: nel cantiere genovese che realizzò l’imbarcazione le cui costole furono affiancate una all’altra senza soluzione di continuità per tentare di ottenere una fiancata a prova di cannoneggiamento. Una tecnica sperimentale di cui non si conosceva l’esistenza.

Con la collaborazione del prof. Giuseppe Moretticorrosionista del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi, è stata avviata la fase finale del restauro dei materiali recuperati con il coinvolgimento di laureandi e dottorandi in restauro.

Duecento anni dopo, riaffiorano dunque le testimonianze di quegli uomini e della loro vita di bordo. Sono quasi novecento gli oggetti finora recuperatipezzi di artiglieria, armi portatili, armi bianche, else di spade, cannoni, ma anche oggetti personali come bottoni della giubba, acciarini, una pipa, calzature in cuoio e oggetti preziosi come anelli, catenine d’oro e pendagli di varie fogge. La maggior parte di questi reperti sono già stati restaurati, ma alcuni attendono che siano disponibili dei fondi per il loro consolidamento o per la semplice pulizia per evitare il completo degrado di questi resti.  «Si tratta di oggetti unici nel loro genere e conservati in maniera eccezionale – spiega il prof Beltrame – in quanto il Mercurio è uno dei contesti archeologici sottomarini meglio conservativi del Mediterraneo (paragonabile sono ai nordici Mary Rose e Vasa). Tra l’altro è unico anche per la conservazione di numerosi resti umani imprigionati a causa della dinamica dell’affondamento».  «Con le risorse messe a disposizione dal Comune di Lignano e dalla Carigo abbiamo potuto organizzare delle mostre a pannelli con una piccola scelta di oggetti esposti – continua Beltrame – ma se ci fosse l’interesse da parte degli enti pubblici credo che il progetto meriterebbe un’esposizione di ampio respiro nella quale mostrare anche i resti umani ritrovati, oltre all’enorme quantità di oggetti di bordo che ricostruiscono la vita dei marinai dell’epoca».

LA STORIA DELLA SCOPERTA DEL MERCURE

Al largo di Punta Tagliamento, nell’aprile 2001, il peschereccio Albatros di Marano della famiglia Scala pescò un cannone di ferro ricoperto da concrezioni.  Immediate indagini strumentali e subacquee, effettuate nella zona del recupero, portarono al rinvenimento dei resti di un relitto di età moderna assieme ad altri cannoni simili.  Il restauro del pezzo di artiglieria permise di riconoscere nel manufatto una carronata, ossia un cannone a canna corta con cui erano armate molte navi agli inizi del XIX secolo. Grazie a questo e ad altri indizi fu possibile identificare il relitto come i resti del Mercure affondato durante la Battaglia di Grado combattuta nel 1812 tra una squadra navale italo-napoleonica, proveniente da Venezia, ed una della marina inglese, battaglia che fece naufragare il tentativo di Napoleone di scacciare la flotta britannica dalle acque dell’Adriatico.

LA NAVE

Si trattava di un brigantino da guerra con compiti di scorta, sorveglianza, collegamento o portadispacci, più veloce e munito di una velatura ampia. Era dotato di un unico ponte ed era ornato di sculture a poppa e a prua.  Lungo circa 32 m e largo circa 9 m, aveva un dislocamento di 400/450 tonnellate e poteva raggiungere la velocità di 9 nodi. Nel 1809 il Mercure fu ceduto al Regno Italico ed entrò nella divisione Venezia prendendo il nome di Mercurio. Al momento del naufragio, esso faceva parte di una piccola flotta italo-francese, composta per lo più da marinai romani, chioggiotti, triestini e dalmati. L’equipaggio era composto da 92 uomini, tra cui 5 ufficiali, capitanati dal tenente di vascello Palinicucchia o Palinucchia.

IL SITO

Il giacimento sottomarino, situato a circa sette miglia dalla costa di Grado, a 18 metri di profondità, è stato oggetto di nove campagne di ricerca e scavo condotte dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Direttore dello scavo è sempre stato Carlo Beltrame che, dal 2004, è anche coordinatore del progetto.

IL RELITTO

La nave, nel corso dell’esplosione, deve essersi spezzata in almeno due tronconi. La poppa (zona B) è stata rinvenuta infatti a circa 100 metri da un lungo tratto di nave terminate con la ruota di prua (zona A).  La zona principale del relitto, appunto quella della prua, è costituita dai resti dell’opera viva insabbiata nel fondale in posizione di navigazione. Da questa zona provengono quattro carronate, due cannoni lunghi 2,5 metri, una petriera (piccolo pezzo di artiglieria brandeggiabile) in bronzo ad avancarica, palle di cannone, un’ancora, un rampino da abbordaggio, numerosi resti di bozzelli di legno di varie dimensioni, bigotte, una piccola bitta, spezzoni di cime e gomene, ombrinali in piombo, perni e chiodi in bronzo per la connessione dei vari elementi dello scafo, lande delle manovre, lingotti di ferro costituenti la zavorra ed altri oggetti in ferro non ancora identificati.  Non lontano dal relitto sono stati mappati e recuperati altri oggetti tra cui altre 4 carronate che vanno a sommarsi alle 4 rinvenute nella zona di prua. Particolarmente interessanti i ritrovamenti di manufatti non direttamente collegabili alla nave ossia suppellettili di bordo, come vasi, brocche, piatti di ceramica e bottiglie di vetro nonché oggetti personali che ci offrono suggestivi spunti per ricostruire la vita a bordo di una nave militare dei primi dell’800.  Non mancano numerose testimonianze dell’equipaggiamento e dell’armamento personale costituite da bottoni di giubba, sciabole, pallini da moschetto, acciarini e armi da fuoco portatili.  Uno degli aspetti più interessanti del giacimento è la presenza di resti di scheletri a cui si associa la maggior parte degli oggetti personali menzionati. Si tratta di almeno 4-5 individui con età oscillante tra i 18 e i 40 anni.

PERCHE’ IL MERCURE E’ IMPORTANTE

l giacimento del Mercure è importante perlomeno per i seguenti motivi:  1.     è l’unico relitto noto di nave del Regno Italico;  2.    è, ad oggi, il più antico relitto di nave battente bandiera tricolore;  3.     ha partecipato ad una battaglia che, a causa della perdita del vascello Rivoli, al suo viaggio inaugurale, ha contribuito alla capitolazione del sogno imperiale di Napoleone; 4.     i pezzi di artiglieria recuperati sono esemplari rari e di grande interesse per la storia dell’artiglieria navale;  5.     la buona conservazione dello scafo permette di eseguire un importante studio analitico degli aspetti costruttivi dell’unico relitto brick delle acque italiane; 6.     si tratta dell’unico ritrovamento di un elevato numero di scheletri in un relitto navale storico del Mediterraneo; 7. gli oggetti personali e le suppellettili di bordo, ben conservati e in grande numero, permettono di scrivere una storia della vita a bordo delle navi militari del periodo napoleonico che va oltre ai luoghi comuni della letteratura prodotta sull’argomento.

Immagine tratta da: http://www.lagunamovies.com/

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