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8 ottobre 2012

Dionigi agli studenti: L’Italia è e sarà il vostro paese

A voi l’avvenire, a voi il destino di un paese martoriato.

Il testimone, o per meglio dire il fardello, è di quelli importanti ed onerosi al tempo stesso. Di quelli, soprattutto, che è vietato lasciare per strada.

A “cederlo” è Ivano Dionigi e i destinatari sono i neoiscritti dell’Alma Mater di Bologna. Ma sarebbe meglio dire che il passaggio di consegne coinvolge gli studenti di tutta Italia.

Nell’imminenza dell’incontro di benvenuto alle matricole che si svolgerà il 17 ottobre presso l’Aula Magna dell’ateneo, il rettore scrive a tutti coloro che hanno “il futuro nel sangue”; e perché no, a tutti quelli che al futuro guardano con una certa apprensione, col timore che gli venga in qualche modo rapinato.

Occupazione ai minimi storici, degrado culturale, cervelli in fuga. “Il momento presente vi trasmette segnali più duri che benauguranti: la frustrazione di vivere in un mondo che non dipende da voi e che quindi non sentite come vostro, e l’ansia per un futuro incerto e addirittura avverso”. il quadro tratteggiato da Dionigi (e mica solo da lui) somiglia tanto ad una trappola, un limbo in cui le nuove generazioni rischiano di incagliarsi senza riuscire a venirne fuori.

Eppure, caro rettore, dovrà pur esserci un lumicino in fondo al tunnel, un motivo di speranza per quei giovani che entro breve si ritroveranno tra le mani le chiavi del paese! Forse. O forse no. In attesa di una risposta, meglio rifletterci su: “Io credo che in un simile momento sia necessario con saggezza e realismo ripensare la tavola dei diritti e dei doveri”.

Parafrasando De Andrè, quello che non ho è quel che…mi manca. E allora non c’è da meravigliarsi se Dionigi chiama “diritti” quei privilegi che lo studente, sulla carta, dovrebbe vedersi automaticamente riconosciuti. Sulla carta, appunto: “incontrare professori bravi, frequentare aule, biblioteche e laboratori adeguati, disporre di spazi associativi; essere rispettati come persone e non trattati come clienti; poter vivere importanti esperienze di studio all’estero; essere messi in contatto col mondo del lavoro”.

E i doveri, necessari a “rivendicare con voce più forte i diritti”? Lo studio, tanto per cominciare. In primis per orgoglio personale, e poi quale “successo per tutta l’istituzione universitaria”. Ma non basta: per essere risolti, i problemi vanno affrontati senza nascondere la testa sotto la sabbia. Da qui al “dovere di segnalarci quello che non funziona o che potrebbe funzionare meglio”, senza per questo dimenticarsi di “riconoscere l’impegno e la disponibilità di tutto il personale che da anni opera in condizioni sempre più difficili”.

Di soluzioni a buon mercato non ne offre, il rettore dell’Alma Mater. Sa di non esserne in grado, men che meno nel contesto di un paese “così rinunciatario nei confronti di quel valore primario che è la cultura”. Eppure quello, suggerisce Dionigi, “è e dovrà essere il vostro Paese; per renderlo migliore, noi abbiamo bisogno di voi non meno di quanto voi abbiate bisogno di noi. Non cercate di essere migliori degli altri; cercate di essere migliori di voi stessi. E non cercate nuovi fini: il fine siete voi”.

Parole, soltanto parole? Meglio lasciar decidere i futuri studenti dell’università di Bologna. E magari tutti quei giovani il cui paese, purtroppo o per fortuna, è e dovrà essere l’Italia.

fonte dichiarazioni

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