Furti di Bici all’Unifi, viaggio nel mercato nero

Redazione Controcampus 16 Dicembre 2012

Si va dai 20 euro di una classica bici da passeggio a rapporto fisso con ruote da ventotto pollici, ai 10 di quella sgangherata, da “battaglia”, fino a 50 euro per la mountain bike cromata con telaio in acciaio.

Roba che in negozio, anche se usata, la pagheresti il doppio. E invece il mercato nero delle bici a Firenze ha prezzi per ogni tasca. Specie per gli studenti universitari. Anche perché a chi vende, la merce costa zero.

Sono le oltre duemila bici rubate a Firenze negli ultimi 12 mesi, ed entrate nel gorgo del mercato sommerso delle due ruote, che ogni anno muove somme che sfiorano i 50mila euro. Un business prosperato nella città che vanta la ztl più grande d’Europa, dentro e fuori dalla quale ogni giorno si muovono più di 25mila biciclette. In sella spesso proprio loro, gli studenti universitari.

A controllare il racket nessuna cupola o eminenza grigia. Il “mestiere” di ladro di bici a Firenze è un lavoro di sussistenza e solitario, gestito da gruppetti di cinque o sei persone che ignorano l’esistenza l’uno dell’altro e “spacciano” velocipedi all’uscita delle facoltà e online.

Per capirlo basta un giro in tre delle principali piazze di rivendita delle due ruote. Dopo la stazione di Santa Maria Novella le zone “calde” sono targate tutte università. Come via delle Cascine, a due passi dalla Facoltà di Agraria, territorio di Petru, meglio conosciuto dagli studenti squattrinati in cerca di pedali a pochi euro, come il “biciaio del Puccini”, dal nome della piazza che è epicentro del suo territorio.

Uno che di vista, di nome o per necessità nel piazzale della facoltà, conoscono quasi tutti. Lo agganciamo davanti all’ex manifattura Tabacchi, mentre accompagna sottobraccio una bici da donna arrugginita. “Questa – dice – è già venduta”.

Se lo seguiamo promette di averne una simile per trenta euro. Il “magazzino” è a due passi da lì, in mezzo agli alberi (ironia della sorte) di viale della Catena.

Non ti dice che le bici in vendita, con tutta probabilità state sono sfilate, tronchesi alla mano, da lampioni, cancelli o  da una delle oltre 1200 rastrelliere cittadine. Neanche che, in genere, le prime bici a essere puntate sono quelle con la “polvere” di almeno due giorni addosso.  E che se non vale la pena segare un archetto a “u” col rischio di fare baccano e venire scoperti, tanto vale rubare il telaio o una ruota e piazzarlo quasi allo stesso prezzo di una bici, tanto chi compra c’è sempre.

Che siano rubate lo capisci dalla situazione. La cifra si negozia camminando, come due amici che chiacchierano di ritorno verso casa. Vietato scendere sotto i 25 euro ma il prezzo e Petru dopo qualche metro si fermano: “prendere o sparire”.  In via del Castellaccio, a Lettere, cambia facoltà ma non la merce.

A gestire il traffico di bici all’ombra della rotonda Brunelleschi davanti ai cancelli di facoltà, un paio di nordafricani. Una location ideale, lontano dall’affollata via de Servi e a qualche metro dagli studenti che, in piena ztl per spostarsi non hanno scelta: autobus o due ruote.

Il monopolio gli permette di vendere quello su cui sono seduti così, se arriva la polizia, basta salire in sella e sparire: dimostrare la paternità della bici che si inforca è più semplice che correre il rischio di essere beccati a trafficare intorno alle rastrelliere. Li trovi sulle panchine e se hanno una bici fra le mani vale la pena chiedere.

Regole che non stanno scritte da nessuna parte, sai che è così perché chi ha comprato da loro te lo ha raccontato. Se la giornata è giusta con venticinque euro strappi una city bike semi nuova, magari rubata lo stesso giorno a pochi passi da lì.

Ma l’altra faccia del mercato nero delle bici dice anche polo delle Scienze Sociali di Novoli e viale Morgagni, sede del polo scientifico. Qui le bici più che essere vendute, vengono rubate con lo stratagemma della “catena”. A raccontarlo è Chiara Maggini, studentessa vittima di due furti in tre mesi.

I ladri individuano una bici e mettono un lucchetto sopra al tuo – spiega – sperando che il proprietario, nell’impossibilità di inforcare subito la bici, decida di tornare il giorno seguente con un seghetto per liberarla. Qui sta l’errore, i ladri torneranno la notte liberando la catena dal loro lucchetto e da quello del proprietario portandosela via”.

C’è anche chi usa maniere meno soft. “Per il secondo furto – continua – invece hanno direttamente sbarbato la bici dal palo”. Col risultato di scoraggiare gli studenti all’acquisto di bici nuove che rischiano di dare troppo nell’occhio. Ma i tentacoli del mercato sommerso arrivano soprattutto su internet con prezzi tagliati su misura per gli studenti.

E’ capitato – dice – che bici  sparite a compagni di corso la settimana prima, venissero messa in vendita su internet a prezzi stracciati da sedicenti venditori con scritte del genere ‘vendo causa inutilizzo.’” Un circolo vizioso impossibile da arrestare, anche perché rimanere onesti quando si compra una bici ha un prezzo ancora troppo alto. “C’è da impazzire – conclude – a pensare che magari la tua bici se l’è comprata qualcuno che a lezione è seduto a dieci posti di distanza da te”.

Allora cosa fare per scoraggiare furti e ricettazione? “Prima di tutto avere la bici saldamente ancorata alle rastrelliere – spiega Giampiero Gallo,

ordinario di Economia e consigliere speciale alla mobilità di Palazzo Vecchio -. C’è la falsa percezione che si debba risparmiare sul lucchetto perché il valore della bici non lo giustifica. Ma proprio i lucchetti restano il principale deterrente. Importante è bloccare bici e telaio insieme visto che esistono tecniche di furto che prevedono lo sbarbamento del cavalletto  usato poi come leva per rompere il lucchetto. Il consiglio appena comprata la bici, è quello di scattarle una foto in modo da poterne dimostrare la paternità in caso di furto e denuncia”.Prudenza e buonsenso, ma anche un pacchetto di proposte istituzionali. “In cantiere per la città c’è un progetto di targatura che permetta di registrare il numero di telaio della bici in modo che la bici abbia un nome e un cognome. Purtroppo ancora non esiste una ‘bicizzazione’ che permetta di mantenere un registro delle bici cittadini ma creare un albo online dei rivenditori e dotarli di archivio per sapere a chi e quando si è venduta una bici sarebbe una svolta in questo senso”.

Un ultimo consiglio? “In caso di furto – conclude – occore sporgere sempre denuncia, la collaborazione con le forze dell’ordine in questo frangente è essenziale. Anche se al massimo la denuncia scatterà per ricettazione, visto che sarà difficile dimostrare il furto, il risultato sarà comunque di riottenere il proprio mezzo sano e salvo.”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto