Prevenire Il Crimine. “eSecurity” una ricerca per prevenire il crimine

Redazione Controcampus 10 Aprile 2013

Università degli Studi di TRENTO - È possibile ottenere grazie alla ricerca e alla tecnologia elementi utili a prevedere il verificarsi di un crimine prima che avvenga, è possibile prevenire il crimine?Potrebbe apparire uno scenario futuristico quello di prevenire il crimine tratto da qualche film di grande successo, eppure si tratta di uno scenario possibile, grazie al progetto "eSecurity", che sarà testato, in via sperimentale a Trento.

Lo scopo di eSecurity è di elaborare un sistema ICT innovativo e georiferito di raccolta dati sul crimine, il disordine sociale e i livelli di insicurezza percepita dai cittadini, finalizzato alla predizione e alla prevenzione della criminalità e alla gestione della sicurezza in ambito urbano. Il fine ultimo di questo prototipo è assistere le autorità di polizia e i decisori politici nel gestire la sicurezza urbana nel prevenire il crimine.

Il progetto per prevenire il crimine è coordinato dal gruppo di ricerca eCrime della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, in partnership con la Questura di Trento, il Centro Information Technology della Fondazione Bruno Kessler e il Comune di Trento. Il progetto è stato co-finanziato dalla Commissione europea che ha contribuito con oltre 400mila euro (valore complessivo: 448.660 euro con un co-finanziamento di FBK) nell’ambito del programma ISEC 2011 “Prevention of and Fight against Crime” della Direzione Generale Affari Interni.

Alla conferenza stampa di lancio del progetto su come prevenire il crimine, che si è tenuta oggi in Rettorato, sono intervenuti la rettrice dell’Università di Trento Daria de Pretis, l’assessore del Comune di Trento Violetta Plotegher, il questore Giorgio Iacobone e il segretario generale della Fondazione Bruno Kessler, Andrea Simoni. A illustrare i dettagli del progetto “eSecurity – ICT for knowledge-based and predictive urban security” è stato Andrea Di Nicola, coordinatore scientifico del progetto e del gruppo di ricerca eCrime dell’Università di Trento, insieme a Salvatore Ascione, vice questore aggiunto della Questura di Trento e dirigente dell’Ufficio Controllo del territorio, e a Cesare Furlanello, capo dell’unità di ricerca MPBA “Modelli predittivi per la biomedicina e l’ambiente” della Fondazione Bruno Kessler, responsabili del progetto insieme a Di Nicola. All’incontro era presente anche il direttore del Centro Information Technology della Fondazione Bruno Kessler, Paolo Traverso.

Prevenire Il Crimine. "eSecurity" una ricerca per prevenire il crimine

Prevenire Il Crimine. “eSecurity”

Il progetto su come prevenire il crimine – Gli eventi criminali tendono a concentrarsi in luoghi specifici del tessuto urbano e in particolari archi temporali. Ed è partendo da questo assunto, proprio della criminologia ambientale, che eSecurity intende utilizzare i dati sui crimini di cui vengono a conoscenza le forze dell’ordine, le informazioni sul disordine urbano e sul grado di insicurezza della comunità di riferimento, leggendoli attraverso modelli matematici. In questo modo, sarà possibile individuare le aree della città e gli intervalli temporali di maggiore rischio per prevedere la futura concentrazione di eventi criminali, disordine e insicurezza. La possibilità di prevenire questi fenomeni permetterà, perciò, di razionalizzare le risorse a disposizione delle forze dell’ordine e degli enti locali con interventi più mirati. Si tratta di una scommessa di grande importanza in un’epoca in cui è essenziale massimizzare le capacità di azione.

Ma come sarà possibile in concreto prevenire il crimine dove avverranno i reati o altri fenomeni di devianza nella nostra città? Il sistema ICT, che sarà sviluppato grazie al progetto eSecurity, sarà uno dei pochi software al mondo nel settore della prevenzione della criminalità urbana e compirà una netta evoluzione rispetto alle esperienze già testate negli USA e nel Regno Unito. Infatti, sarà il primo prototipo in assoluto, in quest’ambito, a spostare l’ottica della sperimentazione dal “predictive policing” (polizia predittiva) alla più articolata “predictive urban security”: la sicurezza urbana predittiva.

La polizia predittiva in senso classico basa le sue analisi sui crimini avvenuti in passato, sulla loro dislocazione spazio-temporale e sulle eventuali ricorrenze riscontrate negli schemi di comportamento dei criminali per prevedere i luoghi di futura concentrazione della criminalità, al fine di razionalizzare i servizi di pattugliamento, inviando agenti in queste aree per prevenire i reati. I primi esempi reali di “polizia predittiva” sono stati implementati grazie alla creazione di mappe georiferite, strutturate in relazione crimini denunciati alle forze dell’ordine, con l’indicazione dei luoghi e dei tempi di maggiore concentrazione degli episodi criminali (“hot spots”). Alcuni casi di rilievo sono il software, sviluppato da IBM per la polizia di Memphis (Crush), capace di prevedere la concentrazione del crimine e di dare supporto alla polizia nel tentativo di ridurre tassi di criminalità urbana, e l’esperienza del Dipartimento di Polizia di Los Angeles con il supporto di ricercatori dell’Università della California.

Il progetto eSecurity per prevenire il crimine, che rientra nel novero di queste poche e pionieristiche esperienze a livello globale, intende inoltre effettuare due ulteriori passi avanti al fine di sperimentare il nuovo modello della “predictive urban security”. Innanzitutto lo strumento ICT, che sarà realizzato a Trento, non si servirà solo dei dati sui luoghi e sulle tempistiche degli eventi criminali passati, ma utilizzerà anche altre variabili ambientali: ad esempio il livello dell’illuminazione nei diversi quartieri, la situazione climatica o dell’inquinamento nell’area cittadina, i numeri relativi all’utilizzo dei trasporti pubblici o ulteriori informazioni socio-demografiche rilevanti. Il secondo passo avanti compiuto dal progetto trentino riguarda il riconoscimento della necessità di comprendere e di tener conto della concentrazione del disordine sociale e dell’insicurezza a livello urbano, anche quali predittori della concentrazione della criminalità. In questo modo, il sistema eSecurity cercherà non solo di prevedere il “dove” e il “quando” avverranno alcune forme di criminalità e devianza sul territorio, con un maggiore grado di precisione rispetto al livello raggiunto dalle attuali esperienze di “polizia predittiva”, ma anche di capire il “perché” si verifichino tali crimini, forme di disordine e manifestazioni di insicurezza da parte della popolazione. Solo in questo modo potrà essere garantita una strategia di prevenzione a tutto tondo, che consideri gli svariati aspetti di cui il concetto di sicurezza urbana si compone, a servizio di tutti gli attori istituzionali che possono incidere sulla criminalità in ambito urbano.

Stalking e Violenza

Stalking e Violenza

«È un progetto unico a livello nazionale e internazionale – commenta il coordinatore scientifico della ricerca e di eCrime Andrea Di Nicola. Realizzeremo una piattaforma informatica innovativa per poter aiutare le forze di polizia e gli enti locali a garantire la sicurezza sul territorio, massimizzando le risorse a disposizione. Si tratterà di uno strumento ICT concepito per l’utilizzo da parte delle forze dell’ordine e dei decisori politici, che permetterà di prevenire la criminalità e il disordine sociale in modo efficiente, riducendo i livelli di insicurezza della comunità e rendendo più incisiva l’azione nel settore della sicurezza urbana. L’incontro tra criminologia e scienza dell’informazione darà vita a nuovi metodi e tecniche di prevenzione dei reati e di garanzia della sicurezza dei cittadini. Questo è il futuro della sicurezza urbana. Dalla polizia predittiva, già sperimentata in contesto anglosassone, si passerà alla “predictive urban security”, allo scopo di porre in essere una più efficace attività di prevenzione e riduzione dei reati, del disordine e dell’insicurezza percepita dai cittadini a livello locale attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie ICT. La città di Trento diventerà un laboratorio per sperimentare queste nuove forme ICT ‘sociali’, facendo da apripista non solo a livello nazionale, ma anche internazionale».

«Innovazione e coraggio: sono questi i principi che hanno caratterizzato l’ultima direttiva del compianto Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Antonio Manganelli. Il progetto e-Security si pone all’avanguardia nell’innovazione, conferendo quell’apporto di scientificità alla sicurezza, un bene riconosciuto quale presupposto di ogni sviluppo sociale, economico e culturale – ha spiegato questore Giorgio Iacobone. La Questura di Trento da sempre è alla ricerca delle strategie vincenti in quest’ambito ed ora con e-security per prevenire il crimine si possono riunire tutti i dati, quelli finalizzati alla sicurezza con quelli finalizzati ai settori più disparati, metterli in rete, scientificamente ricavare gli elementi utili per conseguire il risultato più ambito in tema di prevenzione: la Polizia predittiva. Alla riunione dei dati e alla loro rielaborazione tesa alla polizia predittiva, si aggiunge la rete di confronto e di analisi con tutti gli organismi che operano in città, attraverso il collegamento web e-security. In tal modo enti pubblici e privati, volontari o dipendenti da strutture sociali, associazioni e singoli cittadini, insieme collegati per dare il proprio apporto. C’è quindi la collaborazione più estesa e più incisiva, per conoscere le criticità e superarle perché più coinvolgimento c’è e più si otterrà la tanto ambita percezione di sicurezza»

Il vice questore aggiunto Salvatore Ascione invece ha ricordato l’origine del progetto: «Studiando i furti in appartamento avvenuti nel comune di Trento negli anni 2008/2009 ci siamo convinti che tali delitti si potessero fronteggiare tramite l’individuazione delle zone più esposte ai rischi criminalità. In questo modo non solo avremmo contrastato la criminalità in modo più efficiente ma avremmo anche meglio allocato le risorse di polizia. Quest’intuizione ha subito dato i suoi frutti, tant’è che ora sappiamo che alcuni reati avvengono in luoghi precisi e in tempi definiti. Su questi aggregati spazio-temporali lavoreremo con questo progetto per realizzare uno strumento che nel prossimo futuro ci potrà permettere di rendere sempre più efficace la nostra azione e per dare una maggiore sicurezza ai nostri cittadini».

Andrea Simoni, segretario generale della Fondazione Bruno Kessler, ha ricordato che: «Costruendo una forte collaborazione con la Questura ed eCrime, FBK nel 2012 ha sviluppato una fase prototipo di eSecurity, in particolare investendo nella messa a punto delle proprie tecnologie nel campo della geoinformatica, del web e dei metodi predittivi  che verranno applicate nel progetto stesso. Da un punto di vista tecnico, si tratta di un lavoro complesso, ma riteniamo importante condurre la nostra ricerca in un settore di grande rilevanza etica, oltre che scientifica, e nell’ambito del quale i risultati saranno applicati per la prima volta proprio qui a Trento».
Un primo passo del Comune di Trento verso il progetto eSecurity: l’indagine pilota sulla sicurezza oggettiva e soggettiva a Trento.

Università degli Studi di Trento

Università degli Studi di Trento

Per il Comune di Trento il progetto eSecurity per prevenire il crimine è la continuazione di una strada intrapresa due anni fa, grazie alla sinergia con il gruppo di ricerca eCrime della Facoltà di Giurisprudenza. Infatti – mentre eSecurity era in fase di ideazione – il Comune già realizzato l'”Indagine pilota via web sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento”, che ha coinvolto l’Area Servizi al Cittadino del Comune ed eCrime.
L’indagine pilota è stata rivolta alla cittadinanza, su base circoscrizionale, e somministrata online nei primi mesi del 2012. Ai cittadini è stato chiesto di rispondere su base volontaria. Non con grandi numeri, ma grazie a un piccolo campione di residenti con più di 18 anni, sufficiente a svolgere il test. Questo test è servito a costruire e consolidare gli strumenti che saranno utilizzati proprio nell’indagine di vittimizzazione del progetto eSecurity, come ha già specificato in precedenza il coordinatore Di Nicola.
Nel corso della conferenza stampa di oggi sono stati presentati alcuni dei primi risultati (il campione dei rispondenti non è rappresentativo della popolazione comunale. Pertanto, i dati non possono ritenersi statisticamente significativi):

  • durante il periodo di pubblicazione online, hanno risposto complessivamente 466 persone. Di cui: il 9,2% tra i 18 e i 24 anni; il 29,9% tra i 25 e i 34 anni; il 26,6% tra i 35 e i 44 anni; il 17,1% tra i 45 e i 54 anni; il 15,1% tra i 55 e i 64 e il 2% oltre i 65.
  • le prime cinque circoscrizioni di residenza per numero di rispondenti: Centro storico-Piedicastello (27,8% dei rispondenti); San Giuseppe-Santa Chiara (16,7%); Oltrefersina (16%); Gardolo (10,8%); Argentario (8,4%).
  • alla domanda “Negli ultimi 12 mesi quante volte ha pensato alla possibilità di essere vittima di un crimine nel suo quartiere?”, su 347 rispondenti, il 20,7% ha risposto “per niente”, il 47,3% “poco”, il 21,6% “abbastanza”, e il 10% “molto”.
  • alla domanda “Si sente sicuro a camminare da solo nel suo quartiere di sera?”, su 350 risposte fornite, il 22,6% ha dichiarato di sentirsi “molto sicuro”, mentre il 46,9% “abbastanza sicuro”. Il 14,9% si sente “poco sicuro” e l’11,7% “per niente sicuro”. Quindi, la maggior parte del campione (ripeto: non rappresentativo) giudica Trento una città sicura: infatti il 69,5% si dichiara “molto o abbastanza sicuro”.

«Il vero risultato di questa prima indagine pilota – ha commentato Violetta Plotegher, assessore del Comune di Trento con delega per le materie delle Politiche sociali e pari opportunità – non sono questi numeri (di per sé non rappresentativi), ma una serie di azioni per migliorare gli strumenti metodologici dell’indagine, che saranno innestati nelle indagini di vittimizzazione di eSecurity. Di queste ce ne saranno quattro nei prossimi anni, a cadenza semestrale. Si tratta della prima volta che ciò viene realizzato a livello mondiale in una realtà locale. Saranno queste nuove indagini a fornirci un quadro rappresentativo della situazione della sicurezza urbana nelle circoscrizioni e nei singoli quartieri della nostra città».

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto