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6 maggio 2013

Donna nella Pubblicità. Mercificazione della donna nella pubblicità e nella comunicazione commerciale

Donna e Tv

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Università degli Studi del SANNIO di BENEVENTO – Donna nella Pubblicità – L’immagine della donna e la giurisprudenza dell’istituto di autodisciplina pubblicitaria

Una difesa contro la mercificazione del corpo femminile nella comunicazione commerciale della Donna nella Pubblicità

Nell’ambito del Corso di Comparazione e Cultura Giuridica della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del Sannio, giovedì prossimo 9 maggio, alle ore 9, presso l’Aula 51 del plesso didattico di via Calandra, si svolgerà il convegno su Donna nella Pubblicità “L’immagine della donna e la giurisprudenza dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria: una difesa contro la mercificazione del corpo femminile nella comunicazione commerciale”. Interviene Rossella Cerchia, professore aggregato di “Introduction to Italian Law” al’Università degli Studi di Milano. Introduce Felice Casucci, ordinario di Diritto comparato dell’Università degli Studi del Sannio.

L’incontro su Donna nella Pubblicità si inserisce nell’attuale dibattito sul corpo delle donne nella pubblicità dalla prospettiva dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, nato nel 1966 con lo scopo di agire affinché la pubblicità sia onesta, veritiera, corretta e realizzata nell’interesse generale.

Negli ultimi anni, nella società civile si è sviluppato un movimento di opinione che vuole difendere la dignità della donna, anche dall’uso cinico del corpo femminile nella comunicazione commerciale. La dignità delle donne negli ultimi cinquant’anni anni è stata il cuore di battaglie legali e culturali, e ancora oggi la società italiana ritiene questo valore molto prezioso. Le donne hanno acquisito una dignità di genere e vogliono proteggersi da ogni abuso  e tentativo di riprodurre lo stereotipo della donna come oggetto. Ma perché questo movimento di opinione  sfoci poi in un effettivo mutamento delle prassi, occorre che entrino in gioco adeguati meccanismi istituzionali. Così, ad esempio, numerosi Comuni hanno deciso di rifiutare la pubblicità a pagamento sui propri spazi, qualora essa risulti offensiva per la dignità della donna. Ma lo strumento che ha maggiormente difeso la dignità della donna nella comunicazione commerciale, è stata la giurisprudenza del Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), l’organismo autoregolamentare di controllo della comunicazione commerciale, cui aderiscono associazioni di utenti, professionisti e operatori di comunicazioni pubblicitarie.

Gli enti che costituiscono l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria si impegnano a osservare e a far accettare dai loro associati le norme del Codice di Autodisciplina del settore, tra le quali spicca l’articolo 10, secondo cui  la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni, evitando ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere. La giurisprudenza del Giurì ha chiaramente affermato che è inaccettabile utilizzare il corpo femminile al solo scopo di attirare l’attenzione dei consumatori, in altre parole, è vietato usarlo come mezzo per trasferire il desiderio di un corpo di donna al  prodotto che viene pubblicizzato.

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