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24 Giugno 2013

S.Anna di PISA: Ergastolo Ostativo, quello “senza fine”, è una pena di morte “viva”

Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento S.Anna di PISA – Martedì 25 giugno alle ore 11.00: insieme allo scienziato ospiti Emilio Santoro dell’Università di Firenze e Stefano Anastasia dell’Università di Perugia, fondatore dell’Associazione Antigone

Ergastolo ostativo è una pena di morte “viva”? Umberto Veronesi ne discute in un seminario dell’Associazione Allievi della scuola Superiore Sant’Anna

L’ ergastolo ostativo, quello “senza fine”, è una pena di morte viva”? A questo tema è dedicato l’incontro promosso dall’Associazione Allievidella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per martedì 25 giugno (ore 11.00, aula 3, sede centrale) a cui parteciperà Umberto Veronesi, insieme ad Emilio Santoro, ordinario di sociologia e filosofia del diritto presso l’Università di Firenze, e a Stefano Anastasia, ricercatore di filosofia e sociologia del diritto presso l’Università di Perugia e fondatore dell’Associazione Antigone, “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”. La presenza di Umberto Veronesi trova ragione nel suo impegno per l’abolizione dell’ ergastolo, suggerendo un approccio scientifico rispetto a una questione affrontata essenzialmente sul piano etico e sociologico.

Il presidente dell’Associazione Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna, Giuseppe di Vetta, spiega le ragioni  di questo incontro “che si inserisce nelle nostre attività – sottolinea –  e che sarà un momento di confronto, riflessione e discussione su una tematica attuale, che continua a richiamare l’attenzione del mondo della cultura e della politica. L’ ergastolo ostativo è, infatti, una pena ‘senza fine’, alla quale sono sottoposti i condannati per reati associativi, inseriti in un regime alternativo e speciale rispetto a quello ordinario, tale da impedirgli di accedere ai diversi benefici predisposti dalla legge per gli altri detenuti. L’Associazione Allievi – conclude di Vetta – intende promuovere un percorso di sensibilizzazione e di consapevolezza rispetto a questa condizione di perpetua attesa, indagando eventuali prospettive di riforma, che siano ispirate all’attuazione di quel principio di rieducazione della pena, enunciato dalla Costituzione all’articolo 27”.

La presenza dei colleghi giornalisti sarà particolarmente gradita.

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