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25 giugno 2013

Settore Metalmeccanico. Esiti ricerca su settore metalmeccanico di piccole e medie imprese di Pesaro e Urbino

Metalmeccanico

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Università degli Studi di URBINO “Carlo BO” – Esiti della ricerca sulle piccole e medie imprese metalmeccaniche della provincia di Pesaro e Urbino

La ricerca realizzata dall’Università di Urbino, Dipartimento di Economia, Società e Politica, coordinata dal Prof. Fabio Musso, in collaborazione con Confapi e finanziata dalla CCIAA della provincia di Pesaro e Urbino, ha approfondito l’analisi delle piccole e medie imprese appartenenti al settore metalmeccanico della provincia di Pesaro e Urbino, con l’obiettivo di delineare uno scenario a cui poter guardare per lo sviluppo di strategie finalizzate alla crescita delle capacità imprenditoriali, l’ampliamento degli spazi di mercato e l’incremento occupazionale.

II settore metalmeccanico rappresenta uno dei comparti industriali più importanti nella provincia di Pesaro-Urbino, nel quale è coinvolto poco meno del 40% del totale degli addetti nell’industria manifatturiera provinciale. Le imprese metalmeccaniche forniscono anche un fondamentale supporto ad altri settori industriali che hanno un forte insediamento nella provincia, a partire da quello mobiliero, contribuendo a qualificare e ad alimentare quelle economie distrettuali che restano elementi cardine per la competitività delle imprese.

Nella provincia sono attualmente presenti oltre mille aziende del settore con un numero di addetti che è cresciuto fino a raggiungere nel 2007 le 19.000 unità, ma che negli anni successivi è calato al di sotto dei 16 mila addetti.

Il comparto metalmeccanico è molto diversificato, sia per quanto riguarda le tipologie di prodotti realizzati, sia per le dimensioni delle imprese e i modelli organizzativi adottati, sia per qualificazione tecnologica e capacità di innovazione, sia per l’ampiezza dei mercati di sbocco. Le recenti dinamiche congiunturali hanno rafforzato una sorta di dualismo fra piccole e piccolissime imprese legate a lavorazioni più tradizionali, da una parte, e imprese innovative, solitamente di maggiori dimensioni, in grado di competere anche a livello internazionale, dall’altra. Le prime operano prevalentemente sul mercato locale e, pur presentando buoni livelli di qualificazione, sono costrette a competere soprattutto sul prezzo. Le seconde, maggiormente orientate all’innovazione di prodotto e di processo, anche ai fini di un miglioramento qualitativo della loro offerta, riescono a posizionarsi efficacemente sia sul mercato nazionale, sia su quelli internazionali, grazie anche a una politica commerciale più dinamica e intraprendente.

La ricerca realizzata dall’Università di Urbino si è sviluppata con l’obiettivo di comprendere quali sono i modelli strategici, gestionali e organizzativi adottati dalle imprese della provincia, i cui caratteri cambiano in base alla dimensione, alle tipologie produttive, agli assetti organizzativi, allo stile imprenditoriale, alla solidità finanziaria. In relazione a tali aspetti scaturiscono differenze nel tasso di sviluppo, negli sbocchi di mercato, nella capacità innovativa, nelle criticità incontrate e nelle prospettive di uscita dalla crisi.

La metodologia di ricerca prevede due fasi: un’indagine quantitativa su un campione di imprese per rilevare le condizioni attuali e, successivamente, un focus group fra imprenditori, soggetti istituzionali e parti sociali per individuare linee di indirizzo e di sviluppo.

L’indagine quantitativa ha comportato la realizzazione 104 interviste a un campione di piccole e medie imprese del settore presenti nel territorio provinciale. Le interviste si sono svolte sulla base di un questionario nell’ambito del quale sono stati approfonditi aspetti relativi all’assetto proprietario, all’impostazione organizzative e ai criteri di gestione, alle strategie adottate, al rapporto con clienti e fornitori, alla logistica, alle scelte di internazionalizzazione, entrando anche nel merito di aspetti più tecnici relativi al controllo di gestione, alla gestione della supply chain, all’impostazione delle attività commerciali e di marketing. Infine, sono state toccate le problematiche riguardanti la recente fase di crisi, fra cui quelle finanziarie e di rapporto con il sistema del credito.

I risultati dell’indagine mostrano un quadro imprenditoriale che, come era logico aspettarsi, rivela una notevole sofferenza in seguito al protrarsi della fase di crisi, soprattutto per quelle imprese che sono maggiormente focalizzate sul mercato interno. Tuttavia, emergono anche elementi che segnalano in modo diffuso la presenza di spunti di competitività e in alcuni casi di vere eccellenze, tali da far presupporre l’esistenza di condizioni di vantaggio che meritano di essere valorizzate. A tale proposito si registrano spesso, all’interno delle imprese, rilevanti punti di forza ma allo stesso tempo aree di inefficienza che, se rimosse, porterebbero a notevoli miglioramenti nei risultati di mercato e gestionali. Si tratta spesso di aspetti che richiedono interventi non necessariamente costosi e che potrebbero essere migliorati con sforzi relativamente contenuti da parte delle imprese, le quali però non hanno piena consapevolezza di tali limiti.

Allo stesso modo, la capacità di rapporto con i mercati, soprattutto quelli esteri, resta spesso limitata a scelte poco razionali e soprattutto poco coerenti con le condizioni strutturali e organizzative dell’impresa, portando non di rado a iniziative che non permettono di esprimere al meglio il potenziale dell’offerta di prodotto.

Ciò che emerge, quindi, è l’esistenza di spazi di manovra per migliorare la condizione delle imprese, a partire da ciò che esse stesse possono attivamente fare. Naturalmente i fattori esterni influiscono ed emergono anche in questo caso le principali difficoltà incontrate, rispetto alle quali è possibile trarre indicazioni su quali possono essere gli interventi di supporto e di stimolo che i soggetti istituzionali, anche a carattere locale, possono cercare di attivare.

Ciò di cui necessitano le imprese sono strumenti di sostegno, di coordinamento e aggregazione (nel caso di quelle più piccole) e di crescita strategica/culturale (attraverso adeguati percorsi formativi) che possano permettere loro di rafforzare la capacità competitiva e allo stesso tempo rendere più efficiente e razionale la gestione di tutte le attività aziendali. In tutti i casi si manifesta in modo diffuso un problema di sottocapitalizzazione, con conseguente difficoltà di accesso al credito.

Proprio in relazione a tali aspetti è prevista la seconda fase della ricerca attraverso un focus group per individuare le linee di intervento di supporto alle imprese nei loro percorsi di crescita. Il focus group, che verrà realizzato coinvolgendo alcune delle imprese intervistate, esponenti di associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, soggetti istituzionali, istituti finanziari/creditizi e consulenti, avrà lo scopo di individuare e focalizzare le linee di intervento perseguibili, gli attori da coinvolgere, le risorse da investire per indirizzare e sostenere le imprese nei loro percorsi di crescita quali/quantitativa. In particolare, verranno discussi i contenuti di possibili percorsi formativi da attivare in funzione di specifici fabbisogni emersi dalla ricerca quantitativa e verranno valutate possibili iniziative e progetti da attivare.

In virtù del rilievo e delle potenzialità che il comparto presenta per la provincia, anche in relazione alle ricadute positive che i processi di innovazione all’interno del settore possono generare per le imprese di altri settori, quello metalmeccanico va considerato come un comparto chiave per la competitività del territorio e per l’attrazione di investimenti dall’esterno. Indispensabile, quindi, per assicurare un adeguato sviluppo economico e occupazionale dell’intera provincia.

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