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1 ottobre 2013

Università di Bologna. Arriva da Bologna un buon esempio contro lo spreco

L’allarme arriva dall’Università di Bologna. Non sprecare è un nuovo imperativo etico. Perché non è più tollerabile, in un paese che ha fame, che la sola Europa getti via in un anno 90 milioni di tonnellate di cibo.

Spesa

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A lanciare l’allarme è stato un professore di Bologna, Andrea Segrè, che insieme ai suoi studenti, è rimasto scandalizzato dai retroscena del mercato emiliano: tonnellate di cibo, inscatolato e non, gettato via quando ancora utilizzabile. Dopo quest’esperienza nasce lo spin-off universitario Carpecibum, cogli il cibo prima che diventi spazzatura, si chiamerà poi Last Minute Market: mercato dell’ultimo minuto, in cui il recupero non è più carità, ma diventa sostenibile.

La causa è stata portata avanti a lungo da quel professore dell’Università di Bologna, agroeconomista, che ha pubblicato numerosi libri sull’argomento come: “Il Libro Verde dello spreco” sull’energia, che completa la trilogia iniziata con il “Libro Nero dello spreco in Italia” sul cibo, e quello blu sull’acqua, tutti in Edizione Ambiente.

A forza di insistere, l’Europa risponde con una soluzione: entro il 2020 bisognerà dimezzare gli sprechi, ora si aspetta che anche il Parlamento italiano dichiari il 2014 anno contro lo spreco, o magari il 2015 in concomitanza con l’Expo di Milano dedicato al cibo, che ha come tema “Nutrire il Pianeta”. Ciò che bisogna dimezzare sono quei 90milioni di tonnellate  di cibo sperperato ogni anno nella sola Europa, un miliardo e 300mila tonnellate in tutto il mondo, secondo la Fao.

Eppure si continua ad aumentare la produzione agroalimentare del 70% per nutrire quei nove miliardi di persone che abiteranno il mondo nel 2050, ma continuiamo a gettare via più di un terzo del cibo che produciamo. Le cifre globali sono stratosferiche: in Italia ogni anno una persona butta via 149 chili di cibo per una cifra di 15miliardi l’anno.

Se lo spreco viene posto come problema principale, le iniziative fioriscono, come quella del “doggy-bag”: i commercianti danno ai clienti cibo e vino non finiti da portare a casa. Pare che persino Michelle Obama faccia il tour dei negozi alimentari e dei bar della città prima che abbassino la serranda, per raccogliere l’invenduto.

Nasce così Waste Watchers, l’osservatorio nazionale contro gli sprechi avviato dal Dipartimento di Scienza e Tecnologia  agro-alimentare e di Statistica dell’Università di Bologna, per monitorare lo spreco, che risulta ogni anno pari a 1693 euro per famiglia italiana: sei famiglie su dieci gettano del cibo almeno una volta a settimana, per superficialità, pigrizia, eccessivo benessere.

Visto che i tempi della politica, soprattutto quella italiana, sono molto lenti, i sindacati invitano a firmale la “Carta Spreco Zero”, un decalogo di buone pratiche contro gli sprechi alimentari, idrici, energetici, sottoscritto fin ora da oltre mille Comuni italiani, tra i quali: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Venezia, Trieste, che si impegnano a diffondere queste pratiche anti spreco non solo del cibo, ma anche dell’acqua e dell’energia.

Suania Acampa

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