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21 novembre 2013

Ricerca Uniurb Mediazione Interculturale nelle Marche

Università degli Studi di URBINO “Carlo BO” – Presentazione della ricerca “La Mediazione Interculturale nelle Marche”

Una giornata dedicata al tema della mediazione interculturale nelle Marche, a partire dalla ricerca “MIR – mediazione interculturale sociale e sanitaria nelle Marche. Mappare le pratiche e costruire protocolli di intervento” condotta dal Dipartimento di Economia, Società e Politica (DESP) dell’Uniurb Carlo Bo grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e con la collaborazione dell’Osservatorio Diseguaglianze dell’Agenzia Regionale Sanitaria.

I lavori verranno aperti da Emma Capogrossi (Assessore servizi sociali, igiene, sanità, pari opportunità, Comune di Ancona), Fatima Farina (ricercatrice dell’Uniurb Carlo Bo) e Alessandra Baldini (Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali delle Marche). Presenteranno i risultati della ricerca Alba Angelucci, Eduardo Barberis, Angela Genova e Irena Korelc ( Uniurb Carlo Bo ).

Parteciperanno alla discussione Patrizia Carletti (Agenzia Sanitaria Regionale Marche), Zana Dhroso (Associazione Senza Confini) e Iside Cagnoni (Coordinatrice Attività Sociali Area Vasta 2 – ASUR Marche).

Gli interessati sono invitati a partecipare all’incontro dell’Uniurb

Principali risultati

Nel corso del convegno dell’Uniurb saranno presentati i principali risultati della ricerca che, con quasi 200 fra questionari e interviste, ha analizzato le caratteristiche dei mediatori interculturali attivi nelle Marche e il bisogno di mediazione nei servizi sociali e sanitari.

La ricerca dell’Uniurb, in particolare, ha messo in evidenza che:

  • gli operatori sociali e sanitari marchigiani sentono il bisogno di interventi di mediazione interculturale per migliorare l’accesso ai servizi da parte della popolazione immigrata e l’efficacia e efficienza del loro lavoro e i dei servizi stessi;
  • tuttavia l’attuale disponibilità di servizi di mediazione non risponde appieno a tali esigenze;
  • da un lato, sotto l’etichetta di “mediatori interculturali” operano persone con competenze diverse: persone qualificate con esperienza migratoria; volontari con funzioni limitate; italiani senza esperienza migratoria e con competenze linguistico-culturali insufficienti…
  • dall’altro, la committenza (pubblica e privata) non ha idee abbastanza chiare sulla funzione della  mediazione interculturale e di conseguenza non è sempre in grado di reclutare le persone più competenti e adatte ai bisogni dell’utenza;
  • infine, troppo spesso l’attenzione si concentra solo sul mediatore e non su come il mediatore viene inserito nella rete dei servizi;
  • questo rende molto precario il lavoro dei mediatori e ne limita la professionalizzazione;
  • tuttavia, esistono alcune buone pratiche che vanno valorizzate, prendendole come esempio per migliorare la normativa e le politiche regionali in materia.
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