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17 dicembre 2013

Scavi Uniud al Castello Medievale di Zucco

Scavi Uniud
Scavi Uniud

Scavi Uniud

Al Castello Medievale di Zucco migliaia di reperti portati alla luce dagli scavi Uniud.

Scavi condotti dal gruppo di ricerca della cattedra di Archeologia medievale dell’Uniud.

I ritrovamenti, databili tra 1400 e 1500, gettano nuova luce sulla storia del maniero e sulle dinamiche insediative della pedemontana del Friuli orientale

Gli archeologi dell’Uniud hanno portato alla luce presso il castello medioevale di Zucco, a Faedis (Udine), diverse migliaia di reperti della cultura materiale databili tra il 1400 e il 1500, che aprono una nuova finestra sulla storia del maniero e del medioevo friulano.

I materiali recuperati dai ricercatori dell’Università degli Studi di UDINE costituiscono un repertorio di eccezionale vastità (circa 30 mila pezzi): si va dagli oggetti utilizzati in ambito cavalleresco, artigianale e domestico agli ornamenti personali, fino a quelli di uso quotidiano che descrivono le attività di cottura, consumazione e conservazione dei cibi.

In particolare, sono stati scoperti dai ricercatori dell’Uniud vasetti in miniatura; monete, elementi di armatura, sonagli in bronzo, ganci per vesti e altri oggetti di metallo (fibbie, spilli, ditali, lame di coltello, punte di freccia); elementi in osso lavorato o semilavorato per manufatti d’uso quotidiano o ornamentale (manici di coltello, pettini), frammenti in vetro di bicchieri, bottiglie e coppe, e in ceramica di vasellame da mensa e da cucina (piatti, ciotole, catini, boccali, pentole)

Scavi Uniud condotti dal gruppo di ricerca della cattedra di Archeologia medievale

Gli scavi sono stati condotti dal gruppo di ricerca della cattedra di Archeologia medievale, diretto da Simonetta Minguzzi del dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali, nell’ambito del progetto “Et in reliquis castellis” che studia le dinamiche insediative nella pedemontana del Friuli orientale. Ora i risultati delle ricerche saranno completati con l’inventariazione e lo studio dei reperti.

Il lavoro sul campo degli archeologi dell’Uniud ha messo in luce uno spaccato della storia di Zucco, collegato anche alla trasformazione architettonica del complesso. «Gli scavi – spiega Minguzzi, professoressa di Archeologia medievale – si sono concentrati al suo esterno, in corrispondenza di un’area dapprima approntata in funzione di difesa e in seguito destinata allo scarico di rifiuti, organici e non, posta anche a favore di una latrina/scarico sporgente dal muro che delimita verso ovest gli spazi abitativi».

Alla seconda campagna degli scavi Uniud nel castello di Zucco, dopo quella del 2004, hanno partecipato una ventina tra dottorandi, laureati e studenti dell’Ateneo friulano e specializzandi in Beni archeologici della Scuola interateneo (Udine, Trieste, Venezia). La campagna è stata realizzata grazie alla disponibilità e collaborazione della Soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia e della Regione Friuli Venezia Giulia attraverso il Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali. I lavori sono stati possibili anche grazie all’ospitalità del Comune di Faedis e alla disponibilità del Comune di Attimis.

La collaborazione al progetto degli scavi Uniud da parte del Centro di catalogazione e restauro dei beni culturali ha previsto, tra le altre attività, anche la schedatura di 200 dei reperti più significativi all’interno della banca-dati del Sistema informativo regionale del patrimonio culturale (Sirpac), dove, a breve, sarà possibile consultare le schede in rete.

Il complesso fortificato di Zucco, posto su un promontorio lungo la valle del torrente Grivò, rappresenta uno degli episodi più significativi nel sistema di occupazione feudale del territorio in età medievale. Gli imponenti ruderi che attualmente configurano il sito sono il prodotto dell’integrazione di episodi costruttivi diversi, realizzati presumibilmente nell’arco di circa tre secoli. «La dubbia data di fondazione del 1248 – spiega Minguzzi –, insieme alle scarse notizie documentarie note che, tra donazioni, assedi e rimaneggiamenti, ne attestano una frequentazione protratta almeno fino alle soglie del Seicento, non sono però sufficienti per comprendere le fasi di vita del castello e le peculiarità dei suoi abitanti».

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