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18 Dicembre 2018

Fausto Melotti, “I luoghi deputati”: scopriamo questo artista scultore italiano

Fausto Melotti
Fausto Melotti

Fausto Melotti

Ecco chi è Fausto Melotti, artista e scultore italiano che vogliamo conoscere oggi attraverso il percorso “I luoghi deputati”.

I luoghi deputati, è il nome affascinante ed evocativo di un’opera realizzata nel 1976 in rame brunito, dell’altezza di ben due metri e mezzo dallo scultore italiano Fausto Melotti. Commissionata dal noto produttore cinematografico Alberto Grimaldi per la sua villa romana. E’ costituita da sei diverse sculture in rame dalla struttura leggera, minimalista capace di esprimere l’essenza avanguardista degli in cui venne concepita e realizzata.

L’opera fu infatti realizzata su commissione nel 1976. Costituisce per questo un esempio della maturità dell’artista, ed è parte di un progetto artistico che coinvolse ben altri dodici artisti. Tra i preferiti del Grimaldi, ad ognuno dei quali venne affidato un ambiente diverso da decorare con la propria arte.

Le sei sculture che fanno parte de I luoghi deputati sono state concepite per un unico ambiente esterno. A creare una connessione di pieni e vuoti che fendono l’ambiente ritmicamente, come a ricreare un’armonia musicale, rendendo palese l’amore dell’artista per un’altra forma d’arte, la musica, percepibile osservando anche tutte le altre sue opere scultoree.

Chi era Fausto Melotti: breve biografia e attività culturale di un artista poliedrico

Roveretano, Fausto Melotti (1901- Milano 1986) non fu solo scultore, ma artista poliedrico, ceramista, pittore, musicista, scrittore di poesie e aforismi. E’ stato sicuramente uno degli artisti italiani più influenti del secondo Novecento accanto ad altri nomi illustri del calibro di Manzoni e Burri.

Anche se forse meno noto di altri suoi contemporanei, come Fontana o Depero, anche lui seppe incarnare l’essenza della sua generazione. Rappresentare la sperimentazione, che trova la sua risposta nel mondo dell’astratto, nella ricerca della leggerezza, nella proposta di nuove realtà effimere per sfuggire a quella concreta.

Conseguita la laurea in ingegneria elettrica a Milano, decide ben presto di cambiare per consacrare la sua vita all’arte. Risale al 1925, a Torino, il suo “incontro” con la scultura.

Perfeziona gli studi artistici all’Accademia di Brera, nella classe di Adolfo Wildt, grande influenza per la sua arte riconosciuta oggi anche in BreraBicocca. Mentore dal quale eredita la minuziosa attenzione alla fine esecuzione dell’opera. All’alleggerimento della materia, allo svuotamento delle masse. La tensione verso volumi definiti e puri, un desiderio di leggerezza e l’articolazione musicale, è anche alla musica infatti, altro grande amore del Melotti, che fa spesso riferimento nella realizzazione delle sue opere plastiche.

Fausto Melotti e il  “Manifesto per l’Arte astratta”

Nel 1935 firma di suo pugno il Manifesto per l’Arte astratta, in polemica con la tendenza al ritorno al rigore e all’ordine razionale sostenuta dal regime fascista. Nello stesso periodo esordisce alla Galleria milanese “Il Milione”, culla della ricerca italiana sull’astrattismo, dove propone opere di ispirazione contrappuntistica.

Si fa così conoscere come vero e proprio astrattista, uno sperimentatore purtroppo ancora non sufficientemente apprezzato. La prima esposizione non ha infatti il riscontro sperato in Italia, ma suscita grande interesse in Francia e Svizzera dove nel 1937 riceve anche un premio, il Premio Internazionale La Sarraz.

Gli anni quaranta e cinquanta sono anni di fervente sperimentazione, in cui si cimenta in altre arti, ai disegni, alla pittura, scrive poesie.

Nel dopoguerra sperimenta con la ceramica, attraverso una tecnica raffinatissima raggiunge risultati eccellenti, che stavolta gli verranno pienamente riconosciuti con numerosi premi, tra i quali vale la pena menzionare quello ottenuto nel 1951, il Gran Premio della Triennale, e la medaglia doro di Praga.

Agli anni Sessanta risale il ritorno alla scultura, nel 1967 per la precisione, espone nuovamente a Milano, ma stavolta alla Galleria Toninelli, dove espone tante sculture di nuova ispirazione.

È in questo momento che otterrà il meritato apprezzamento e il pieno riconoscimento del suo genio. Da questo momento partiranno tutta una serie di mostre sia in Italia che all’estero. Mostre che lo consacreranno come grande artista, permettendo ad un pubblico sempre più vasto di conoscere le sue molteplici sfaccettature di artista poliedrico. Non solo le sculture ma anche le ceramiche, fino ai teatrini e le opere realizzate su carta.

Fausto Melotti dagli anni sessanta a gli anni ottanta

La fama e l’apprezzamento per questo grande artista continuerà a crescere con gli anni, in particolare dagli anni ’70 e fino alla morte avvenuta nel giugno dell’86. Nello stesso anno, a distanza di un mese la 42° Biennale di Arti Visive di Venezia gli conferirà il Leone d’oro alla memoria.

Per questo artista poliedrico, l’arte era una fusione tra geometrie e lirismo. La sua espressione artistica in particolare, prendeva ispirazione dalla musica, come già accennato, ma con uno sguardo alla realtà circostante. Rivista però sempre in maniera dilatata, distorta, frammentata.

Nella sua ricerca continua nel campo della scultura, utilizzò anche materiali meno nobili rispetto ai più classici marmo e bronzo. Oltre alla ceramica anche metalli, tessuti, reti e plastiche, assemblate tra legature e saldature. Riuscendo a creare opere contraddistinte da armonie e leggerezze, trasparenze, forme che sembravano fatte di aria e ritmo.

Nella sua lunga e variegata traiettoria artistica, ebbe la possibilità di collaborare e instaurare durevoli amicizie con molti intellettuali e artisti del tempo. Architetti in particolare, coi quali poté collaborare a numerosi progetti artistici. Un legame molto particolare però, è quello che unì Fausto Melotti ad Italo Calvino. Fu proprio il grande scrittore ad affermare di essersi ispirato alle opere leggere. Sottili, coralità di pieni e vuoti di Melotti per scrivere uno dei suoi capolavori assoluti: Le città invisibili.

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