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22 Gennaio 2019

Centro 3R Università di Pisa: entra anche il Politecnico di Torino

Centro 3R Università di Pisa
Centro 3R Università di Pisa

Centro 3R Università di Pisa

Il Politecnico di Torino entra a far parte del Centro 3R.

L’infrastruttura, nata un anno fa su impulso delle università di Pisa e Genova, promuove i principi delle 3R nella didattica e nella ricerca

Si arricchisce di un importante partner il Centro.  Infrastruttura nata un anno fa su impulso delle università di Pisa e Genova. Per la promozione dei principi delle 3R nella didattica e nella ricerca.

Entra il Politecnico di Torino che costituisce una novità assoluta nel panorama italiano.

Vuole stimolare e sensibilizzare studenti, ricercatori e docenti alla sperimentazione responsabile. E ai metodi alternativi all’uso degli animali. Come stabilito dalla direttiva europea in materia, recepita in Italia con il D.L. 26/2014.

“3R” ovvero:

  • Replacement (sostituzione delle sperimentazioni sugli animali con metodi alternativi ogni qual volta questo sia possibile).
  • Reduction (riduzione al minimo indispensabile del numero di animali utilizzati).
  • Refinement (continuo perfezionamento dei metodi impiegati allo scopo di ridurre la sofferenza degli animali).

Centro 3R: le dichiarazioni di Arti Ahluwalia dell’Università di Pisa

“A un anno dall’inizio della sua attività, il Centro 3R va a includere al suo interno un’università di assoluto prestigio a livello nazionale e internazionale. – dichiara la professoressa Arti Ahluwalia, direttrice del Centro e responsabile per l’Università di Pisa – Il Politecnico di Torino, oltre a una maggiore visibilità e forza lavoro, porta specifiche conoscenze ed expertise nell’ambito di materiali e scaffold 3D. Metodi computazionali e ingegneristici. Il nostro sogno è che il Centro diventi un punto di riferimento per la ricerca sperimentale biomedica. E un veicolo per formare un pensiero scientifico razionale nei giovani ricercatori e studenti”.

Ad oggi sono più di 250 i docenti e ricercatori afferenti. Un numero più che radoppiato da gennaio 2018. Tra le varie iniziative e attività promosse nel suo primo anno di vita, ricordiamo un corso organizzato a Genova sui metodi alternativi. Con lezioni e seminari tenuti da diversi membri del consiglio scientifico didattico. E la collaborazione con un gruppo europeo di Centri 3R. Il prossimo giugno, l’Università di Genova ospiterà la conferenza annuale del Centro, per fare un punto sulle 3R nelle università italiane.

Le finalità del Centro 3R per Anna Maria Bassi

“In questi mesi abbiamo ricevuto numerosi inviti da parte di università italiane interessate all’affiliazione al Centro 3R. E di comitati organizzativi di convegni internazionali per illustrare le finalità del Centro”. – riferisce Anna Maria Bassi, vice-direttore del Centro e referente per l’Università di Genova. – “Il riscontro ottenuto è stato rilevante. Infatti è stato chiesto al Centro di partecipare alla creazione di una rete di collaborazione tra Centri 3R europei. L’affiliazione dei colleghi del Politecnico di Torino conferma come uno degli obiettivi del Centro sia quello di formare i giovani ricercatori. Attraverso una sinergia multidisciplinare e un accesso aperto alle informazioni, grazie alla libera condivisione dei contenuti in rete. Attraverso questo approccio innovativo si potranno raggiungere obiettivi sempre più rilevanti. Risultati scientificamente validi, nell’ambito della ricerca  biomedica di base, traslazionale e applicata”.

Il contributo del Politecnico di Torino al Centro, Valeria Chiono

“Da sempre il Politecnico di Torino è in prima linea nella sperimentazione preclinica responsabile. Oggetto di numerosi progetti di ricerca nazionali ed internazionali. Tra cui 2 recenti finanziamenti ERC – commenta Valeria Chiono, referente della collaborazione per il politecnico – Per questo motivo la nostra università ha accolto con entusiamo l’iniziativa del Centro 3R. Aderendo come intero ateneo, con 6 su 11 dipartimenti impegnati in prima linea. La nostra prima iniziativa come membri del Centro sarà rivolta alla formazione dei giovani. Con l’attivazione di un corso sulla sperimentazione preclinica biomedica a partire dal prossimo anno accademico. Essere parte di un network nazionale di ricercatori impegnati sullo stesso fronte, consentirà uno scambio di esperienze e di conoscenze. Darà un impulso alla ricerca di modelli preclinici alternativi”.

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