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29 maggio 2014

Posto Occupato: anche Unitn aderisce

Università degli Studi di Trento – La campagna Posto Occupato, lanciata a livello nazionale da e sostenuta in Trentino da Soroptimist, è stata sposata anche dall’Università di Trentino

Posto Occupato a Unitn

Posto Occupato a Unitn

Simbolo che invita a riflettere sulla piaga della violenza contro le donne

Anche l’Università di Trento partecipa alla campagna Posto Occupato lanciata a livello nazionale su postoccupato con il sostegno dell’associazione Soroptimist International Club di Trento.

Posto Occupato: Università di Trento aderisce

L’iniziativa Posto Occupato, che ha interessato varie istituzioni anche in Trentino (dal Teatro Sociale, alla Biblioteca comunale, dal Castello del Buonconsiglio al Consiglio provinciale), approda ora anche in Ateneo.

Da alcuni giorni, infatti, in cinque luoghi dell’Ateneo – Rettorato (sala Stucchi), Dipartimento di Economia (atrio), Facoltà di Giurisprudenza (Foyer), Dipartimento di Lettere e Filosofia (Auditorium), Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale (Aula Kessler) – è stata collocata una sedia vuota, simbolicamente riservata ad una donna vittima di violenza, con il cartello della campagna che invita tutti a riflettere su questo problema. «Ciascuna di quelle donne – si legge nel manifesto della campagna – prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga».

Ad inaugurare ufficialmente questa iniziativa Posto Occupato anche in Ateneo sono state oggi la rettrice dell’Università di Trento, Daria de Pretis, e la presidente di Soroptimist International d’Italia, Club di Trento, Patrizia Fedrizzi, insieme alla delegata di Ateneo per le pari opportunità, Barbara Poggio, che hanno svelato il “posto occupato” nella Sala degli Stucchi del Rettorato.

La campagna Posto Occupato

Si occupa un posto in un cinema, un teatro, un treno, sulla metro o a scuola, per lasciare un segno della nostra presenza: con un giornale, una borsa, un mazzo di chiavi, un cappello. Quel posto è mio, tornerò ad occuparlo. Per molte, troppe donne, non sarà più così.

Posto occupato è un’idea, un dolore, un pensiero, una reazione che ha cominciato a prendere forma man mano che i numeri crescevano e cresceva l’indignazione di fronte alla notizia dell’ennesima donna assassinata. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto nella società, sul tram, a scuola, in metropolitana. E noi quel posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga, per simbolizzare un’assenza che avrebbe dovuto essere presenza se non ci fosse stato l’incrocio fatale con un uomo che ha manifestato la sua bestialità, ammantandola di un “amore” che altro non è che disprezzo. Con un definitivo e ultimo gesto per sancire un presunto diritto di proprietà.

La campagna Posto occupato è partita il 29 giugno dall’anfiteatro della villa Comunale di Rometta (Messina), luogo di nascita di Maria Andaloro, editore della rivista online “La Grande Testata” e ideatrice del progetto. La prima fila dell’anfiteatro è stata occupata da un paio di scarpe rosse, da un mazzo di chiavi, da una borsa, lì cristallizzati a testimonianza di un delitto.

La speranza di Posto occupato è che il “contagio” si estenda anche alle altre città italiane, e che le istituzioni, i comuni, i servizi di ogni genere e i luoghi di aggregazione sociale raccolgano l’invito a riservare un “posto” in memoria delle donne vittime di ogni forma di violenza. E che questa assenza urlasse la mostruosità del suo perché.


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