• Google+
  • Commenta
14 gennaio 2015

Unife, migliorare la qualità di vita dei pazienti con talassemia

Università degli Studi di Ferrara – Unife in campo per migliorare la qualità di vita dei pazienti con talassemia grazie ad una ricerca nata dalla collaborazione con Rare Partners e Wellcome Trust

Ricerca sulla talassemia

Ricerca sulla talassemia

Migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da talassemia. E’ questo l’obiettivo primario di un nuovo progetto di ricerca che vede protagonista l’Università di Ferrara, nato grazie ad un accordo di collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife, la Società non profit Rare Partners (www.rarepartners.org), e Wellcome Trust, Fondazione di beneficenza dedicata al sostegno di ricerche nel campo della salute umana e animale del Regno Unito.

La ricerca sulla talassemia all’Università di Ferrara

Grazie ad un finanziamento di Wellcome Trust, la ricerca riguarderà la caratterizzazione di molecole in grado di indurre emoglobina fetale (HbF) in modelli preclinici capaci di predire la risposta terapeutica.

Lo studio, della durata di 12 mesi, sarà condotto e coordinato da Roberto Gambari, Professore di Biochimica Applicata di Unife insieme ai suoi collaboratori che da più di 15 anni lavorano in questo settore, da sempre sostenuti dall’AVLT, Associazione Veneta per la Lotta alla Talassemia e da Marco Prosdocimi, Managing Director di Rare Partners.

“Il trattamento della beta-talassemia – ci spiega Gambaripuò essere considerato un importante fabbisogno terapeutico, poiché la talassemia è tuttora una malattia senza un adeguato trattamento. La sopravvivenza di persone affette da questa patologia è aumentata negli ultimi anni in molti paesi, anche in pazienti che necessitano di trasfusioni, ma la qualità della vita è tuttora scarsa e le complicanze causate dalle frequenti trasfusioni rappresentano un problema importante. Dal punto di vista teorico, il concetto di miglioramento della qualità della vita e della sopravvivenza attraverso l’aumento di HbF, trova un’ampia accettazione, tuttavia questa strategia è tuttora di limitata applicazione pratica per la mancanza di farmaci e di modelli pre-clinici in grado di selezionare i pazienti più appropriati sui quali iniziare un trattamento basato sull’induzione di emoglobina fetale”.

Scopo di questo progetto, come sottolinea Gambari“è promuovere il trasferimento delle conoscenze e dei risultati preclinici all’applicazione clinica in un tempo relativamente breve. Tra i diversi farmaci potenzialmente utili per il trattamento della talassemia, il nostro team concentrerà l’attenzione sulle molecole che potrebbero essere testate a breve in studi clinici”.


© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy