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26 marzo 2016

Protesi Robot: parte il progetto Unipi Soft-Pro in protesica

Protesi Robot
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Al via il progetto europeo Soft-Pro di protesi robot per la ricerca innovativa nel campo della protesica.

I ricercatori svilupperanno protesi robotiche per gli arti superiori e un esoscheletro basandosi sui principi della soft robotics

Avvio ufficiale all’IIT di Genova per Soft-Pro, un progetto di ricerca innovativo che ha l’obiettivo di identificare nuovi elementi tecnologici di protesi robot per l’arto superiore e esoscheletri e a cui partecipa anche l’Università di Pisa.

Il progetto è stato finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito di Horizon 2020, dopo un’ottima valutazione, con circa 7 milioni e mezzo per i prossimi quattro anni.

Oltre all’Ateneo piano, al progetto, coordinato dall’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, partecipano numerosi istituti universitari e di ricerca esteri (Università Leibniz di Hannover, ETH Zurigo, Università di Twente), istituti clinici, come l’ospedale universitario di Zurigo, e alcune piccole e medie aziende interessate al trasferimento sul mercato dei risultati del progetto.

La ricerca dell’Università di Pisa sulla protesi robot: il progetto Soft-Pro per Antonio Bicchi

“Il progetto Soft Pro per la protesi robot nasce grazie all’esperienza degli istituti partner nel campo della robotica, delle neuroscienze e della prostetica – afferma il coordinatore scientifico del progetto Antonio Bicchi, Senior Scientist all’Istituto Italiano di Tecnologia e docente di robotica al Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa – e in particolare dal lavoro condotto in questi anni tra Genova e Pisa nel campo delle sinergie sensomotorie, che sono il linguaggio che il cervello utilizza per governare i movimenti della mano”.

I ricercatori svilupperanno nuove protesi robotiche per gli arti superiori e un esoscheletro, basandosi sui principi della soft robotics, ovvero sull’importanza di una struttura non rigida, ma cedevole nelle interazioni con l’ambiente circostante, e capace di adattarsi agli oggetti che incontrano. In questa prospettiva, la maggior parte degli istituti coinvolti nel progetto si focalizzeranno sul disegno innovativo delle protesi, il controllo del loro movimento attraverso la traduzione dei segnali muscolari dell’arto residuo in segnale di comando, oltre che all’integrazione di un sistema di “sensibilità” che permetta una migliore interazione tra il corpo umano e l’oggetto artificiale.

“Il progetto Soft-Pro – prosegue Bicchi – si propone di indagare ulteriormente il funzionamento del corpo e del cervello umano per realizzare protesi tecnologiche avanzate, in grado di rispondere alle esigenze riabilitative di pazienti amputati e con disabilità motorie”.

Il progetto per la protesi robot, infatti, introduce alcune idee innovative sulla possibilità di ripristinare la capacità motoria di persone colpite da traumi neurologici, quali l’ictus, attraverso l’uso di un oggetto protesico. I ricercatori cercheranno di comprendere se un “sesto dito”, o una “terza mano” ancorati alla mano naturale, potrà agire da estensione mobile del corpo naturale e, quindi, da stimolo riabilitativo per il cervello.

All’incontro di lancio del progetto erano presenti i partner del consorzio e ospiti internazionali tra cui, Clint Olson, dal Michigan, pilota disabile che testerà il prototipo di mano robotica “Soft Pro” durante la competizione “Cybathlon” di Zurigo il prossimo autunno.


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