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Bambini ed antidepressivi

13 Luglio 2006

Nello scorso mese di giugno l’EMEA, l’agenzia europea per la sicurezza e la vigilanza dei farmaci, ha dato il licet alla somministrazione dell’antid Nello scorso mese di giugno l’EMEA, l’agenzia europea per la sicurezza e la vigilanza dei farmaci, ha dato il licet alla somministrazione dell’antidepressivo fluoxetina (conosciuto soprattutto come Prozac), anche per la fascia pediatrica, a partire dagli 8 anni di età, qualora ci si trovi in presenza di depressione maggiore caratterizzata da forme severe o di media entità.

Si tratta di un pronunciamento di due anni successivo a quello emesso dalla parallela FDA (Federal Drug and Administration) statunitense, che utilizza però anche altre categorie dia antidepressivi o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Motivazione di tale decisione la convinzione che i vantaggi siano superiori ai potenziali rischi autolesionistici provocati da questa patologia su bambini ed adolescenti se non adeguatamente trattata.
Attualmente, però, negli U.S.A. si sta moderando e monitorando la somministrazione della fluoxetina a seguito dei risultati prodotti dalla letteratura specializzata, secondo parte della quale l’impiego degli SSRI porterebbero alla possibile comparsa di attitudini suicidarie nei minori. È proprio questo aspetto a costituire il “punto di forza” di quanti si oppongo alla somministrazione degli antidepressivi per i più piccoli. D’altronde in Europa il ricorso a tali prodotti veniva effettuato anche in precedenza tramite il ricorso alla cosiddetta prescrizione off-label. L’intervento dell’EMEA è consistito quindi nella regolamentazione di una pratica medica già esistente da tempo. Infatti sono fondamentali l’accuratezza della diagnosi e la comprovata verifica della insufficienza della sola psicoterapia: se questa, infatti, si rivela inefficace dopo 4 o 6 sedute, è lecito inserire nella cura delle forme depressive gravi e di media entità anche i farmaci. Dunque la funzione dell’analista rimane primaria, laddove lo psicofarmaco riveste solo un ruolo ancillare e viene prescritto quando ci si trovi davanti ad un quadro psicopatologico significativo, che incida pesantemente sulla quotidianità e sia caratterizzato da disturbi del sonno, umore instabile, abulia, agitazione iper o ipoattività psicomotoria, oscillazioni significative della massa corporea, fantasie di suicidio. In un documento redatto da specialisti del ramo è inoltre sottolineato a chiare note che la constatazione di queste forme psicotiche va effettuata da medici specializzati nello studio della sanità mentale in età evolutiva, e deve coinvolgere attivamente genitori, pediatra ed insegnanti. Infine la terapia deve seguire le indicazioni di un neuropsichiatra infantile.
L’antidepressivo d’elezione per i piccoli sembra inoltre essere, come già accennato all’inizio, la stessa fluoxetina. Naturalmente i tempi di somministrazione non possono superare i due mesi: qualora non si riscontri un miglioramento del generale quadro psicofisico entro nove settimane, il trattamento farmacologico va rivisto ed è necessario sottoporre il giovane paziente ad un controllo costante nella fase iniziale della terapia al fine di prevenire possibili comportamenti autolesionistici.
Infatti è stato riscontrato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel vecchio continente la depressione è la quinta causa di disturbo fra i giovani al di sotto dei 14 anni di età e costituisce la seconda causa di morte nella fascia adolescenziale.
Pertanto, pur restando aperto il quesito etico sulla liceità della routinaria somministrazione di tale prodotto farmaceutico da parte di un minore, il ricorso ad esso sembra essere giustificato dai benefici che apporterebbe nel trattamento di della depressione unipolare.

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