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27 maggio 2010

“L’abito di domani”: la cultura della moda

Cultura della moda
Cultura della moda

Cultura della moda

La cultura della moda.

Alle soglie del 1928 Virginia Woolf ne L’Orlando recitava: “Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo.

Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo”.

Questa citazione evoca magnificamente e finemente l’essenza che permea l’intero documentario L’abito di domani. Storia della moda nel tempo della sceneggiatrice e regista Giovanna Gagliardo (Maternale, 1977 e Caldo soffocante, 1991).

Il nuovo progetto dell’autrice è stato presentato alla facoltà di economia dell’università La Sapienza giorno Venerdì 14 Maggio. A presiedere l’evento erano presenti Adriano Franchi, direttore generale di Alta Roma, Paolo Piperno, preside della facoltà di lettere dell’università La Sapienza, Paola Morelli, presidente di Scienze della moda e del costume, i docenti Cinzia Capalbo, Sofia Gnoli, Lucia Masina e Alessandro Saggioro, la regista Giovanna Gagliardo e Bonizza Giordani Aragno, storica della moda.

Oltre alla promozione del dvd dell’autrice, scopo dell’incontro è, senza dubbio, quello di rivolgersi alla platea studentesca con l’invito di investire nella cultura della moda, non mediante un atteggiamento meramente pubblicitaristico per incrementarne il business, bensì approcciarsi al mondo della moda per creare un patrimonio culturale che ha influenzato, influenza e influenzerà i costumi di un popolo, nonché di un’intera nazione.

Il lascito di L’abito di domani è proprio quello di abbattere l’idea di mercificazione e massificazione che l’immaginario collettivo, di solito, è portato ad associare all’idea di alta moda; così come l’arte altri non è che lo specchio, seppur deformante, della realtà che ci circonda e del tempo nel quale viviamo, anche lo stile di cui un abbigliamento si fa icona diventa un tratto distintivo dei fermenti e delle aspirazioni sociali, facendosene portavoce.

D’atro canto, la stessa etimologia del termine moda ne chiarifica le intenzioni: dal latino modus, il vocabolo esprime maniera, tempo, melodia e ritmo, tutte componenti, peraltro, ben orchestrate nel documentario promosso.

Gagliardo e la cultura della moda

Gagliardo racconta di aver impiegato circa un anno e mezzo nella realizzazione dell’opera. Lungo questo lasso di tempo ha messo in atto un esteso, ma piacevole, lavoro di ricerca, reperimento, assemblaggio e montaggio delle fonti per terminare, poi, con il confezionare un prodotto leggero, di facile ricezione, al contempo ricco di riferimenti storico-sociologici.

Il risultato che ha voluto ottenere è quello di mettere in rilievo la compenetrazione di arte, rivoluzione sociale e abilità nel creare un presente rivolto al futuro e derivante dal passato, qualità carismatiche che si raggruppano alla voce moda.

Sin dall’inizio lo spettatore percepisce questa esigenza; tramite le dissolvenze che ricorrono nelle prime immagini del documentario, tutte le premesse precedentemente elencate prendono corpo nella sovrapposizione di vesti spumose e vorticanti, che sembrano avvolgere come una seconda pelle il corpo delle ballerine che li indossano, legate ad immagini di locandine parigine che alludono alla vita sociale mondana del tempo, suggerendone così la reciproca corrispondenza.

Il documentario analizza inoltre le evoluzioni storico-artistiche succedutesi fra la fine del XIX secolo e il 1969; la nascita del cinema, le guerre, il fascismo, la rivoluzione sessuale, il cinema hollywoodiano e la Hollywood sul Tevere, il dopo-guerra, le proteste studentesche, per ognuna di queste tappe c’è un vestito, c’è la storia di uno stilista o la leggenda di una diva.

Il mondo dei lustrini produce instancabilmente sogni e speranze a cui aggrapparsi, concretizza in un abito o in un accessorio la possibilità di emancipazione.

Gagliardo ricorda insieme al suo pubblico di essere stata costretta, per via della complessità della materia, a comprimere i tempi, conferendo al documentario un ritmo veloce e un carattere enciclopedico che sta, comunque, perfettamente dentro quel presente storico, restituendolo a pieno; grazie anche all’ausilio delle canzonette disseminate lungo tutto il corso del film, quest’ultimo risulta fresco, dal timbro leggero e intonato all’argomento trattato.

E’ quindi il mondo dell’arte, e in particolare quello della moda raccontato attraverso il cinema, ad essere una vera e propria cartina al tornasole delle battaglie combattute dall’uomo e, allo stesso tempo, lo strumento con qui combatterle (parafrasando, quindi, la citazione di apertura di Virginia Woolf).

Serena Calabrese

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