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30 maggio 2010

Lo sport all’Eur non è più di casa

Passeggiando un pomeriggio qualsiasi presso il complesso sportivo Tre Fontane nella zona Eur di Roma fino a qualche anno fa si potevano udire dietro le alte siepi le grida felici di tanti giovani intenti in gare di corsa all’aperto e faticosi riscaldamenti.

Senza fiato, occhi sbarrati e sguardo fisso verso un traguardo sempre più vicino, alla continua ricerca di migliorare anche di pochi centesimi di secondo il proprio record, correvano bagnando di sudore magliette e pantaloncini, magari sognando competizioni olimpiche di un futuro non troppo lontano.

Ci credevano quei ragazzi quando le loro scarpe si sporcavano di terra rossa o graffiavano il tartan con impeto, sempre più veloce, e i respiri affannati rimbombavano nelle loro teste lasciando sullo sfondo le grida lontane degli altri corridori o della gente seduta sugli spalti.

Ora non c’è più niente. L’impianto sportivo di atletica non esiste più e la pista di tartan è in preda a rifiuti di ogni tipo. I calcinacci invadono ogni spazio e dove prima c’erano alberi e aree verdi ora solo cemento mangiato dalla vegetazione. Fontanelle e spogliatoi sono divenuti ormai luoghi fatiscenti del ricordo di tanti momenti carichi di entusiasmo e un lugubre silenzio è interrotto solo dal vento che filtra attraverso la rete dei campi di hockey su prato.

Dopo la chiusura avvenuta a metà luglio del 2006 per lasciare spazio ad un nuovo progetto che prevede la costruzione di una cittadella dello Sport Paralimpico l’incuria ha preso possesso di tutta l’area dove un giorno si potranno allenare in strutture moderne e sicure le varie Nazionali paralimpiche.
Un progetto ambizioso, finalizzato a riqualificare l’intero complesso, ma che come ogni cosa qui a Roma tarda ad essere realizzato. È tutto fermo da tanto, troppo tempo. E mentre il muschio invade i campi da tennis la gente di Roma sud aspetta l’inizio dei lavori.

Il cambio di amministrazione comunale e la lenta burocrazia fanno continuamente slittare la data di inizio dei lavori e alle tante parole e promesse purtroppo non fanno eco i fatti concreti. Ormai i cittadini si sono quasi dimenticati di ciò che sorgeva una volta su quest’area che, un tempo piena di vita, ora si anima solo d’estate quando vicino vengono installati tendoni che ospitano i balli latino americani.

Come se non bastasse poco prima di Pasqua ha chiuso anche l’impianto sportivo di rugby e molti amanti di questo sport sono rimasti senza campi dove potersi allenare. Non è un mistero che qui un giorno sorgeranno le strutture per il circuito di Formula 1 e a quanto pare gli accordi economici e politici per il controllo del luogo hanno appena cominciato a muoversi in gran segreto.
La chiusura del Luneur (che giace immobile da anni davanti al complesso sportivo Tre Fontane) aveva già reso partecipi i cittadini del quartiere della totale incapacità del Comune di preservare i luoghi pubblici più amati dalla gioventù e dalle famiglie, ma cosi si sfiora il ridicolo.

Quando i soldi scavalcano l’amore per lo sport e all’orgoglio di vivere in una delle zone più verdi di Roma si sovrappone l’imbarazzo del cittadino che paga le tasse vuol dire che si è giunti ad un punto di non ritorno.
Quanto ancora dovranno aspettare gli abitanti di Roma e dell’Eur per godere di una piena rinascita del loro quartiere? Quando chi è pagato profumatamente per gestire la cosa pubblica proverà un po’ di vergogna per le tante promesse non mantenute? La risposta sarà sommersa dai rombi delle macchine ferme ai box in via delle Tre Fontane.

Gabriele di Grazia

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