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30 maggio 2010

Calo di iscrizioni alla Sapienza: università in crisi, ecco perchè

Cattiva gestione della Segreteria a La Sapienza
Calo di iscrizioni alla Sapienza

Calo di iscrizioni alla Sapienza

Calo di iscrizioni alla Sapienza, una delle strutture universitarie più antiche e grandi nel panorama italiano.

I numeri parlano da soli: circa 138.000 iscritti, quasi 5000 docenti, 55 sedi metropolitane (oltre ad un polo a Latina), 21 Facoltà (comprese due Scuole: Scuola di Ingegneria Aerospaziale e Suola Speciale per Archivisti e Bibliotecari) e oltre 300 corsi laurea differenti, una struttura imponente come la Città universitaria di circa 439.000 metri quadrati comprendenti un gran numero di facoltà e strutture didattiche.

Tuttavia da qualche anno a questa parte calo di iscrizioni alla Sapienza e questo è anche fonte di preoccupazione per il principale polo universitario capitolino.

Numeri alla mano, negli ultimi tre anni è stata registrata una lenta ma costante diminuzione delle iscrizioni: dalle circa 148.000 dell’anno accademico 2006/07 si è passati alle già citate 138.000 del 2009/10 (fonte sito ). Diecimila unità in meno. Se da un lato questo potrebbe essere visto come un dato positivo dal punto di vista dello snellimento voluto dal celebre decreto 509, la riforma del 3+2 per capirsi, con studenti non più “parcheggiati” all’università (il che è tutto da verificare…), dall’altro lato questi dati divengono ineluttabili se si analizza la situazione delle immatricolazioni. Anche qui la curva del grafico non conosce ascendenza, se si eccettua la breve parentesi dell’anno accademico 2007/08. Il problema sembra essere alla radice.

L’università italiana sta attraversando una fase di transizione tra riforme, contro-riforme e proposte di innovare un sistema certamente obsoleto per alcuni aspetti e non esente da sprechi e da criteri di investimento dei fondi non sempre oculati (meritocrazia, questa sconosciuta!), ma probabilmente le proposte avanzate fino a questo momento, e quanto si prospetta per il futuro, più che creare stabilità e sicurezza minano le fondamenta del sistema universitario italiano.

Volendo ancora ricorrere ai numeri, testimoni insindacabili, ci si rende conto che il calo delle iscrizioni nel primo ateneo capitolino a livello delle singole facoltà è diffuso: rispetto al 2008/09 Lettere e Filosofia fa registrare un calo del 25% circa; Economia perde quasi il 20%; Ingegneria addirittura più del 30%; Scienze Umanistiche circa il 20% (solamente Giurisprudenza tiene il colpo assestandosi sui livelli dell’anno precedente: probabilmente ha ragione chi dice che in questo paese c’è sempre bisogno di legalità!). Per citare solamente alcune tra le facoltà dell’ateneo con più iscritti. Senza dimenticare che nel novero degli studenti figurano ancora gli iscritti al Vecchio Ordinamento, ultimi rimasti di una fase non troppo lontana nel tempo ma distante anni luce dal punto di vista del profondo cambiamento che il sistema universitario italiano vive da diversi anni.

Ovvio che in un discorso di questa portata non si può prescindere dal considerare che la crisi economica e l’alto costo della vita a Roma non favoriscono l’arrivo di nuovi studenti fuori sede, che molto spesso intraprendono il loro percorso universitario in atenei più piccoli di città di provincia, dove gli affitti di posti letto, stanze o appartamenti sono più accessibili. Il mercato immobiliare nel campo degli affitti ha subito nella capitale un’escalation sproporzionata negli ultimi anni ed una speculazione incontrollata ha finito per sfavorire in particolare gli studenti. Una valida soluzione potrebbe essere la creazione di un circolo virtuoso tra università e istituzioni, Comune in primis, che garantisca controllo e trasparenza salvaguardando i giovani che sono i più deboli in questo caso.

In ogni caso risulta evidente che calo di iscrizioni alla Sapienza non è sinonimo di qualità. Un ateneo con un numero inferiore di studenti non è necessariamente meno formativo e dunque qualitativamente più basso di un ateneo con un numero di iscritti maggiore anzi, se si è sempre ritenuto la Sapienza ateneo eccessivamente affollato e caotico, paradossalmente questa tendenza alla diminuzione delle iscrizioni non potrà che portare giovamento! La realtà è che la Sapienza è un’università plurisecolare, con più di settecento anni di storia alle spalle nei quali ha vissuto momenti di difficoltà superandoli al meglio attraverso uno strumento: la qualità. E’ un ateneo che non ha mai perso smalto e prestigio agli occhi degli osservatori di tutto il mondo rilanciando sempre la sua immagine attraverso offerte formative di primissimo piano. E’ la qualità che bisogna garantire oggi più che mai. E questo la Sapienza lo sa.

Arturo Catenacci

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