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14 maggio 2010

Rugby: un gioco da gentiluomini

Avanzare, sostenere e continuare ad avanzare e a sostenere in ogni situazione, questi sono i veri e propri principi fondamentali del gioco.
Forte di valori sociali ed emozionali quali il coraggio, la lealtà, lo spirito sportivo, la disciplina ed il lavoro di squadra, il Rugby sta spopolando tra i giovani.
Avanzare, sostenere e continuare ad avanzare e a sostenere in ogni situazione, questi sono i veri e propri principi fondamentali del gioco.
Forte di valori sociali ed emozionali quali il coraggio, la lealtà, lo spirito sportivo, la disciplina ed il lavoro di squadra, il Rugby sta spopolando tra i giovani.

Lo scopo e’ quello di schiacciare la palla di forma ovale oltre la linea di meta avversaria, posta alla fine del campo, e portare a segno così una “meta”.
Si scontrano due squadre composte da 15 giocatori ciascuna. Ogni match ha la durata di 80’.

Per avanzare non è consentito passare la palla in avanti con le mani, ma la si può portare in avanti solo trattenendola. Si può eventualmente calciare la palla in avanti ma questa può essere poi raccolta solo dai compagni di squadra del calciatore che si trovano dietro di lui al momento del calcio o che siano stati da lui superati e quindi messi in gioco negli attimi successivi.
Queste e tante altre regole appartengono ad uno sport ritenuto erroneamente brutale.

Il rugby, infatti, deve le sue origini a uno dei più aristocratici college britannici (quello di Rugby appunto, che gli ha dato il nome).
Secondo la leggenda, il giovane studente William Webb Ellis, durante una partita di un gioco della scuola disputata nel 1823, afferrò il pallone con le mani e, anziché calciarlo come previsto, partì con la palla in mano verso l’opposta linea di fondo. Nel 1823 arrivò un nuovo preside in questa scuola, Thomas Arnold, il quale decise di adottare questo modo di giocare: sorgeva in quel periodo il gioco di Rugby, cioè lo sport praticato in quella scuola e in quel paese.

Questo modo di giocare si diffuse poi nel resto d’ Inghilterra e, nel 1871, sorse la prima federazione: quella inglese appunto.
In Italia arrivò moltissimi anni dopo, infatti solo nel 28 settembre 1928 si costituì la Federazione Italiana Rugby (FIR), che nel 1929 organizzò il primo campionato italiano di rugby.

Accanto alla Coppa del mondo di Rugby, disputata ogni quattro anni, vengono giocati annualmente due prestigiosi tornei, il “Sei Nazioni” e il “Tri Nations”, rispettivamente svolti nell’ emisfero boreale e il quello australe. Nel contesto italiano, il “Super 10” è il campionato in cui si può vedere il miglior livello di tecnica di gioco.

Una tradizione importante nel gioco del rugby è il “Terzo Tempo”, quando al termine della partita i giocatori delle due squadre sono soliti ritrovarsi assieme ai tifosi e a tutti coloro che hanno preso parte allo svolgimento della gara per festeggiare l’incontro appena concluso. La tradizione prevede un banchetto, offerto dalla squadra che ha ospitato l’incontro. L’atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita è uno degli aspetti che più divertono chi vi partecipa e più affascinano chi segue questo sport da un punto di vista esterno.

È uno sport di origini nobili, nel quale il rispetto delle regole e degli avversari è considerato un valore fondamentale. Circola un aforisma di Henry Blaha, giocatore e giornalista americano, il quale dice: “ Il rugby è un gioco bestiale giocato da gentiluomini, il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie, il football (americano) è uno sport bestiale giocato da bestie”.

Anna Schettino

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